Qualche mese fa qui a Francoforte è stato inaugurato il nuovo centro storico, definizione che io avevo interpretato come sarcastica o quanto meno ironica, e invece no, ho dovuto constatare che die neue Altstadt è l’espressione con cui le persone, le istituzioni e i media locali definiscono con la massima serietà questa recente ricostruzione parziale (e non so quanto fedele all’originale) del centro storico andato perso durante la Seconda Guerra Mondiale. Sono andato a vederlo il giorno dopo l’inaugurazione, quando le case e i locali commerciali erano ancora vuoti, e poi ci sono passato di nuovo, varie volte, osservando la progressiva diffusione della vita tra i vicoletti di questa microdisneyland di casette a graticcio che, va detto, è una cosa davvero striminzita: una piazzetta e quattro stradine in croce risorte tra il municipio e il duomo.
Per oltre settant’anni quel centralissimo quadrilatero di vicoli era stato occupato da costruzioni postbelliche da quattro soldi, ma anche da affascinanti edifici brutalisti che sono stati spazzati via nella foga di dotarsi nuovamente di qualsivoglia antichità purché sia, esattamente come successo all’interessantissimo Palast der Republik di Berlino, demolito per ricostruire qualcosa che solo in parte riproduce l’antico palazzo reale (abbattuto nel 1950 dopo che i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale lo avevano danneggiato). È un concetto di vestigia storiche didascalico più che contemplativo, razionale più che emozionale, e comunque per niente avvincente per chi ha bisogno di sapere che tale tempio greco, o tale ponte romano, o tale casa medievale stanno lì da quando ce li ha messi la gente del rispettivo tempo che fu, e hanno costituito in maniera continuativa una parte caratterizzante del luogo. In mancanza di queste condizioni il mio interesse è pari a zero. Il nuovo centro storico di Francoforte per me ha valore pressocché nullo se confrontato agli edifici degli anni ’50 (bruttini ma autentici, vissuti, espressioni del loro tempo) che sono stati sacrificati per la sua ricostruzione.
Le prime due o tre volte in cui ho visitato la neue Altstadt ero pervaso da una sensazione familiare, già sperimentata. Un deja-vu che non riuscivo a definire. Ci ho dovuto pensare parecchio per fare mente locale e finalmente ricollegare quella sensazione a una identica provata qualche anno fa a Las Vegas, quando visitai il Venetian, l’albergo che ospita al suo interno una riproduzione dei canali e delle calli di Venezia, rappresentati in maniera così perfetta da apparire inequivocabilmente posticcia e platealmente cafona. A chi non è stato a Las Vegas, una visita del nuovo centro storico di Francoforte darà semplicemente l’impressione di star girando per le stradine di un outlet village dove, al posto di Hugo Boss e Tommy Hilfiger, hanno messo negozi finto-storici per non far mancare neanche l’effetto “villaggio amish” con inconsapevoli attori che mettono in scena una qualche quotidianità antica e adeguata al contesto.
È spazzatura, detto francamente, e per quanto mi riguarda non è di aiuto nel rapporto di indifferenza che ho con questa città, in cui vivo e lavoro da anni ma che non riesco a farmi piacere in alcun modo, a parte alcuni dettagli.
Quando ho voglia di vedere qualcosa di paragonabile a un centro storico qui a Francoforte, quando voglio contemplare vestigia del passato che sono arrivate splendidamente a svolgere una funzione nel presente che non sia posticcia, io vado a fare due passi su una delle strade più snobbate e sottovalutate di questa città: la Hanauer Landstrasse dove, dalla Ostbahnhof incamminandomi verso est, trovo stupenda architettura industriale di fine ‘800 e primi del ‘900 in corso di rivalutazione data l’espansione orientale del centro. E se proprio devo martoriarmi i coglioni tra vicoli stretti e case a graticcio, le opzioni autentiche a portata di mezzi pubblici sono varie e interessanti (per dirne una: il centro storico di Höchst, quartiere dell’estrema periferia occidentale di Francoforte).
Smaltito l’entusiasmo (enorme, a quanto pare) dei francofortesi, sospetto che il nuovo centro storico di Francoforte farà la fine penosa di tutti i vicoli centrali di qualsiasi città tedesca: le mattine del fine settimana caratterizzate da distese di vomito e bottiglie rotte.

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