Lo scorso maggio sono stato due settimane in giro per l’Iran e l’ultima sera, sul taxi verso l’aeroporto di Shiraz dal quale avrei lasciato il paese, ho tirato un paio di somme su questo giretto turistico che mi sono regalato, pensando molto allo sbigottimento di parenti, colleghi e amici che hanno salmodiato a oltranza, per almeno due mesi: “In Iran? Ma sei pazzo? È pericoloso!”. Mi è rigirato tra i neuroni questo aggettivo, “pericoloso”.
Ci ho riflettuto perché, a conti fatti, l’unica esperienza negativa che ho vissuto in queste due settimane in uno dei cosiddetti paesi canaglia è, appunto, una struggente insofferenza ad affrontare la strada verso l’aeroporto per andare via.
Una cosa che ti stringe il cuore, guarda: le strade vivaci di Shiraz che ti scivolano indietro nelle luci della tarda serata e tu che vorresti fermare il taxi e legarti a un palo per non essere portato via, anche perché pensi che stai tornando in Germania, tra i tedeschi, e quindi avverti il diritto pietoso a un accidente qualsiasi che ti lasci ancora per un po’ tra gli iraniani.

Iraniani che per tutto il tempo, ovunque e in qualunque situazione, mi hanno mostrato interesse per quel che si pensa di loro qui da noi. “Hai visto che l’Iran non è come dicono?” mi chiedevano tutti, e sempre con grande preoccupazione. Ma mica avevo pregiudizi personali da smentire, rispondevo io riferendomi a me stesso mentre però pensavo in segreto al coro greco che mi ha accompagnato fin sulla scaletta dell’aereo di andata con quel tragico e solenne “In Iran? Ma sei pazzo? È pericoloso!”

Mi hanno fatto molta tenerezza quindi, gli iraniani, con la loro amorevole accoglienza corredata da questa costernazione per ciò che il mondo pensa di loro, e automaticamente li ho amati tutti e settantasette milioni, uno per uno. E come posso dimostrare io questo amore se non dicendo a te che leggi che, se non hai mai messo piede in Iran, è assodato e scontato che tu dell’Iran non sai un cazzo, esattamente come io prima di qualche mese fa?

Perciò io devo chiarire immediatamente una cosa prima di affrontare qualsiasi altro dettaglio di questo viaggio: ho visitato molti paesi, sono stato in quattro continenti diversi, ho un passaporto discretamente addobbato di timbri e visti, ma mai, in nessun luogo mi sono sentito più sicuro, accolto e – fammelo dire – felice che in Iran. E sebbene sia una cosa cazzuta questo fatto che, al ritorno, tutti credono che io abbia fatto chi sa quale vacanza avventurosa, devo invece dichiarare che tutto è stato facile, sicuro, liscio come l’olio. La combinazione perfetta di tranquillità, bellezza e accoglienza ha fatto sì che, per quanto io abbia alle spalle molti bei viaggi, nessun paese mi ha fatto sentire così bene come l’Iran mentre ero lì.
Ma mica solo psicologicamente.
Anche fisicamente. Un leone, mi sentivo.
E cotanto benessere ha resistito alla germanicità per ben cinque giorni dopo il ritorno a Francoforte. Non so se mi spiego.

Lasciamo stare, per favore, i discorsi del tipo “vabbe’ eri in vacanza” e “voglio vederti a viverci”, ché io, se è per questo, non vivrei neanche a Napoli, che è l’unico luogo sulla faccia della terra dove sento completamente appagata la mia dimensione culturale e posso dire di sentirmi tra miei simili.
Ci sono gli amori impossibili, la letteratura mondiale ci campa sopra praticamente da sempre, e possono riguardare anche i luoghi.
Non vivrei mai in Iran, ma per motivi diversi da quelli che stai immaginando tu che leggi. Mi permetto però ora di sognarlo, l’Iran, per il benessere di cui mi ha fatto beneficiare, e mi permetto di pianificare un ritorno, due ritorni, anche tre.

Perché?
Perché tra posti fantastici, atmosfere surreali, monumenti straordinari, gente amorevole e città bellissime (va be’, poi affrontiamo il caso “Tehran” in un post separato, ma comunque sì, è bellissima anche lei, anche se per motivi diversi da quelli che rendono bellissime Isfahan, Yazd o Shiraz) io ho ritrovato una sensazione che avevo completamente dimenticato, e che ho avuto fin dal primo giorno. Una sensazione molto forte che non avrei saputo mai descrivere se non dicendo solo “mi sono sentito bene” e poi boh, non sarei stato in grado di focalizzare il perché, senonché mi sono poi ricordato che un’esperienza simile fu descritta magistralmente da Lia, quella dell’Haramlik, in un suo post di ben quattordici anni fa, che per fortuna è ancora lì.

Ne copio qui la parte che mi interessa, perché l’Haramlik sarà pur sempre online ma nell’ultimo decennio ho visto svanire nel nulla quasi tutti i miei blog di riferimento e non si sa mai:

“Poi mi viene in mente una sensazione assolutamente dirompente che ebbi durante il mio primo viaggio in Egitto, mentre giravo in un mercato: mi sentii, di colpo, nelle mani del fato, e sentii come se mille nodi mi si stessero sciogliendo dentro in quell’istante.
Mi resi conto che Milano ti mette in testa (ma ti convince proprio, è tremenda…) che tu sei padrona e responabile del tuo destino, e questa è una tensione innaturale, disumana.
Ti viene questo bisogno di prevedere, per essere all’altezza di tanta responsabilità, e con la smania di prevedere arriva la paura.
Sei arbitro della tua vita e della tua morte, nientemeno.
Come se una non lavorasse già abbastanza, a Milano.

Non è che voglia misticheggiare, non è il mio stile.
Però l’illusione di avere il controllo delle cose ti disarma di fronte agli imprevisti, non ti rende più forte.
Più vuoi controllare, più hai paura.
Siamo un mondo di terrorizzati.
E, insomma, risentii il fatalismo, quella volta nel mercato, e non me lo sentivo più dentro da anni.
E fu bellissimo, mi si spianò la fronte, fu un momento di piacere, di relax assoluto. Di forza assoluta, oserei dire. Soprattutto, non fu una sensazione nuova, ma il ritorno di parte di me che avevo soffocato per anni, chissà perchè. Per Milano.”

Lei si riferisce all’Egitto e a Milano, che per quanto riguarda me corrispondono all’Iran e alla Germania.

Non aggiungo altro per ora. Poi tornerò su ogni città con post specifici.
Tu intanto vai a vedere le mie foto dell’Iran qui, e dimmi se non ti viene voglia di prenotare un volo per Tehran (Alitalia vola diretta da Roma per quattro soldi, che aspetti?).

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