“Grecia”, poi… diciamo che si è trattato di Creta, visitata per la prima volta, e che non sono stato in nessun altro posto della Grecia. Quindi questo post tratterà la parte cretese per il tutto ellenico.

Allora:

La conoscenza dell’inglese mi è parsa tra il medio e l’elementare, ma capillarmente diffusa, con notevoli picchi di eccellenza. Bene o male, comunque, è parlato praticamente da tutti. Qualunque negoziante, qualunque cassiera di supermercato, qualunque essere umano in Grecia sa parlare un inglese perlomeno discreto o sa comunque farsi capire. Di tutti i paesi mediterranei da me visitati, la Grecia è sicuramente quello più anglofono, per non dire che è l’unico che gode di una diffusione accettabile dell’inglese, mentre Italia, Spagna e Francia impallidiscono di vergogna al confronto. Stranamente, però, un’inspiegabile contraddizione ellenica ha voluto che, in una settimana di vacanza nel paese dove puoi parlare in inglese pure con la vecchia contadina che ti vende raki e miele artigianali sul ciglio della statale, gli unici due incontri con persone incapaci di proferire verbo in questa lingua sono avvenuti all’aeroporto internazionale di Atene: l’uomo che controlla i documenti all’ingresso del settore imbarchi e un’addetta al controllo radiogeno.

Il cibo è irrinunciabilmente buono, ma della Grecia ciò si sa anche senza averci mai messo piede. Ciò che invece coglie impreparati è l’impossibilità di scegliere di stare leggeri per almeno un pasto: un po’ perché la bontà del cibo rende impossibile qualsiasi astensione, ma anche perché una semplice insalata di pomodori e cetrioli viene servita galleggiante in un mare di olio di oliva, che per giunta è di straordinaria qualità, e quindi va a finire che ci pucci dentro un chilo di pane. Si sappia quindi che la vacanza in Grecia deve essere preceduta da una dieta preparatoria e seguita da una riparatoria.

Il concetto di trappola per turisti a Creta è del tutto ignoto, nonostante la fiumana di turisti provenienti da tutto il mondo. Chiunque lavori nel commercio e nella ristorazione, anche nei luoghi più turistici, non dà mai l’impressione di voler succhiare il massimo offrendo il minimo. Siamo stati sempre trattati con una cura, una gentilezza e un’onestà disarmanti, anche fuori dal contesto turistico o quando era chiaro che non avremmo speso manco un centesimo. In tal senso, il peggio che possa capitare a Creta è pagare 2 euro per un espresso al chiosco della spiaggia di Elafonissi, che poi – voglio dire – per chi viene dalla Germania è un prezzo del tutto normale.
Inoltre hanno un sistema di stabilimenti balneari molto diversi dal nostro. In concessione ai privati è data solo la ristorazione (per intenderci: il chioschetto), mentre il resto della spiaggia rimane gestito dal comune che fornisce ombrelloni e lettini, anche sulle spiagge più celebri (Balos, Falassarna, Elafonissi…), e a prezzi che in Italia manco sulle luride spiagge incatramate del litorale casertano: un ombrellone e due lettini a Elafonissi, che per inciso è la spiaggia più bella su cui io abbia mai messo piede, costano 7 euro per tutto il giorno.

Guidano un po’ come a Napoli, con tutti i pro e i contro. Il borbone che è in me si è trovato a suo agio alla guida, mentre l’asburgo che è nell’altra metà della coppia viaggiante ha avuto più volte da ridire.

Quasi tutti i cartelli stradali, i nomi delle strade, la segnaletica e gran parte degli avvisi hanno anche la traslitterazione in caratteri latini. Tuttavia, in un paio di occasioni ha aiutato l’aver fatto il liceo classico, sia per leggere cartelli non traslitterati, sia per azzardare qualche traduzione elementare (molto elementare). La voglia di mettermi a studiare il greco moderno ora è fortissima, ma è un desiderio che sperimento sempre al ritorno da una vacanza (con l’eccezione della Finlandia, la cui lingua non mi ha sconfinferato manco un po’).

Ristoranti e caffetterie sono obbligati ad esporre un avviso che spiega che è lecito e permesso dalla legge non pagare la consumazione se non si riceve lo scontrino fiscale. Sicuramente efficace, ma l’ho trovato un po’ imbarazzante per come umiliasse il negoziante stesso, mettendo così fortemente in risalto il suo potenziale di evasore fiscale. Ma potrebbe trattarsi di una misura estrema contro un male estremo, quindi giudizio sospeso.

L’entroterra cretese è sudicio quasi come certi angoli della provincia napoletano-casertana. Cigli della strada adornati di rifiuti di ogni genere, discariche improvvisate qua e là.
Le spiagge invece, quasi tutte libere o gestite dal comune di pertinenza, sono di un’immacolatezza mai sperimentata dal sottoscritto lungo le coste italiche.

Non conosco le scene gay di Heraklion e Chania, ammesso che ne abbiano una. Non faccio vacanze “gay”, almeno non nel senso di recarmi in località famose per essere mete gay estive, andare su spiagge frequentate da gay, passare la notte in discoteche gay eccetera. Quindi mi capita raramente di sperimentare la scena gay locale, a meno che non mi trovi in una grande capitale europea, nel qual caso giusto una birretta nel quartiere gay, per curiosità, e poi via. Perciò, non essendo neanche sbarcato a Creta in boa di struzzo e sventolando una bandiera rainbow, non ho potuto rendermi conto di quale sia il grado di accettazione sociale dell’omosessualità. I luoghi molto turistici, poi, non fanno manco molto testo in tal senso. Però, in anni di vacanze di coppia, a Creta mi è capitata per la prima volta l’albergatrice crucciatissima e mortificata dal fatto che, pur essendo noi due uomini, la stanza assegnataci aveva un letto matrimoniale, e se ne scusava umilmente, accusando Booking di un possibile errore tecnico e senza prendere minimamente in considerazione il fatto che il letto matrimoniale lo avessimo chiesto noi. Insomma, ‘sta cosa non ci era capitata manco nei riad marocchini dove abbiamo giaciuto immoralmente in letti matrimoniali con la benedizione degli albergatori mussulmani, perfino nella medina della santissima Fes.

E infine una foto. Non è manco il posto più bello dove ci siamo fatti il bagno.

καὶ ποθήω καὶ μάομαι ...

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