Dovendo affrontare un viaggio in auto negli USA avevo mille dubbi e cercavo di scioglierli cercando in rete. Di informazioni in internet ce n’è a decine, alcune accurate, altre fuorvianti, comunque quasi sempre frammentate. Ci aggiungo la mia esperienza, concentrata in un solo post a beneficio di chi deve affrontare un viaggio simile e magari arriva qui via Google mentre cerca informazioni.
Si tenga presente che questo post riguarda un viaggio in macchina fatto negli stati di Washington, California, Nevada, Arizona e Utah. Tutto quello che è scritto qui, in linea di massima, dovrebbe essere estendibile al resto degli USA. Nel caso, comunque, sul sito del governo americano c’è un elenco (con relativi link) degli enti che regolano la viabilità in ognuno degli stati federati. Approfondire è sempre cosa buona e giusta.

L’auto è necessaria per visitare gli USA?
Sì e no, dipende dal luogo.
Se la visita si limita a una o più città senza escursioni, l’auto non è necessaria o può essere addirittura un problema, visti il traffico e il costo dei parcheggi nel centro delle grandi metropoli. Fa eccezione Los Angeles, che è una megalopoli sconfinata dotata di un trasporto pubblico ridotto al minimo indispensabile. A Los Angeles l’auto è più che indispensabile, non c’è alternativa. Nonostante la consideri una città fantastica e da vedere assolutamente, la sconsiglierei in maniera categorica a chiunque non possa o non voglia noleggiare un’auto.
Per grandi parchi o attrazioni naturali che non siano lontane da grandi città (per esempio  il Grand Canyon raggiungibile da Las Vegas) ci si potrebbe anche affidare a tour organizzati in bus con partenza dal centro della città, ma è una scelta che comporta grandi perdite di tempo e vincoli inopportuni. Sempre meglio avere un’auto.
Per attrazioni e parchi situati in località più remote non c’è scelta: bisogna noleggiare l’auto.
Senza considerare che negli Stati Uniti occidentali, quelli che abbiamo visitato noi, guidare non è solo un espediente per spostarsi da un luogo all’altro, ma anche una componente fondamentale dell’esperienza di viaggio. Quelle strade e quei paesaggi lo richiedono, punto.

Quale patente?
Io ho avuto con me la patente europea formato tessera rilasciata in Germania, quindi in lingua tedesca, ed è risultata valida in tutte le occasioni. Per quanto ho potuto notare, l’agenzia di autonoleggio Alamo accetta anche la vecchia patente di carta rosa, ma non posso garantire per altre agenzie, soprattutto non posso garantire che venga ritenuta valida in caso di controllo stradale. Per sicurezza, quindi, meglio munirsi della patente europea formato tessera se non la si possiede già.
La patente internazionale non sembra obbligatoria, almeno stando alla fonte ufficiale che dice “”You should get one” senza lasciarlo intendere come obbligo inderogabile. Credo che la ritengano necessaria solo per patenti di paesi che non usano l’alfabeto latino. Io avevo comunque anche quella, per eccesso di zelo, ma si è rivelata del tutto inutile: mai richiesta da chicchessia, né dall’agenzia di autonoleggio, né dalla polizia che ci ha fermato (poi ci torno).

L’auto a noleggio.
Procedure di ritiro e riconsegna molto più semplici, veloci e intuitive rispetto all’Europa.
Al ritiro dell’auto, l’agenzia Alamo (e quindi suppongo anche le altre agenzie) offre la possibilità di riconsegnarla a fine noleggio con serbatoio vuoto, pagando il pieno in anticipo a un prezzo ridotto. Non conviene in alcun caso, perché il carburante in qualsiasi pompa di benzina costa sempre meno di quello che loro offrono a prezzo ridotto, e soprattutto perché difficilmente si possono fare calcoli incrociati tra percorrenze e rifornimenti in modo da riconsegnare l’auto col serbatoio vuoto: gliela ridarete sempre con della benzina in serbatoio, andandoci a perdere ancora di più. Meglio il noleggio tradizionale e riconsegnarla con serbatoio pieno.
Se si prevede di oltrepassare una frontiera con l’auto a noleggio, meglio informarsi presso l’agenzia. Per il Canada non dovrebbero esserci problemi (noi siamo andati a Vancouver), ma per il Messico potrebbero esserci delle limitazioni.

Il navigatore satellitare.
È vitale ovunque negli USA, sia per le lunghe percorrenze, sia per le grandi metropoli labirintiche. Autostrade e strade provinciali hanno spesso deviazioni più o meno lunghe a causa di lavori in corso, e questo potrebbe decretare l’inutilità di eventuali percorsi calcolati su Google Map e stampati. Le agenzie di autonoleggio offrono sempre un navigatore, ovviamente con un sovrapprezzo che può non convenire affatto. Se si prevede di usare il navigatore satellitare almeno tre volte nel giro di qualche anno, meglio comprarne uno prima di partire e portarlo con sé (ovviamente ricordandosi di acquistare anche le mappe specifiche degli stati che si visitano). Meglio ancora, come abbiamo fatto noi, acquistare una delle tante applicazioni di navigazione satellitare per smartphone, che funzionano via GPS e non hanno bisogno di connessione a internet (in tal caso però è vitale dotare il telefono di un caricabatterie per la presa dell’accendisigari).
Certo, una cara vecchia cartina stradale pure sarebbe d’aiuto e dimostrerebbe che l’umanità riusciva a spostarsi sulla superficie terrestre anche prima dell’avvento del GPS, ma il navigatore fornisce un supporto che definirei miracoloso, fa risparmiare tempo, e inoltre (almeno la app usata da noi, quella di Tom Tom) aiuta a trovare ristoranti, coffee shop, supermercati, stazioni di servizio e qualsiasi cosa possa servire.

Il cambio automatico (perché anche su richiesta nessuno vi noleggerà una macchina col cambio manuale in USA).
È una cosa che spaventa un po’ i neofiti europei, che si immaginano a dover guidare in un traffico con regole e comportamenti diversi dovendo per giunta familiarizzare con una leva del cambio sconosciuta. Questa è stata la mia primissima esperienza col cambio automatico ma non ho avuto alcun problema, a parte un minuto di difficoltosa acquisizione di dimestichezza nel parcheggio della Alamo, con accelerazioni e inchiodate che hanno attirato un po’ di attenzione. È durato pochissimo: l’uscita dal parcheggio immetteva direttamente in una highway trafficatissima e non mi sono sentito insicuro neanche per un attimo. Il funzionamento è estremamente semplice: le marce sono quattro (P, R, N, D – rispettivamente parcheggio, retromarcia, folle e guida), poi piede destro impegnato sia su acceleratore che freno, piede sinistro perennemente a riposo. Alcune auto hanno una o due marce supplementari che si usano in determinate situazioni, come una discesa particolarmente ripida.
Piuttosto mi domando come avvenga la familiarizzazione inversa, quella di un americano che, abituato a un sistema così elementare, debba imparare a usare il cambio manuale in Europa. Non deve essere facile.

Le regole stradali.
È doveroso informarsi sul codice stradale locale quando ci si appresta a guidare in un paese straniero, ma è anche ovvio che non è possibile impararlo tutto e bene. Tra l’altro non esiste neanche un codice stradale USA, ma ogni stato ha il suo codice locale con differenze che possono essere più o meno significative. Quindi va bene informarsi sulle regole principali e poi lanciarsi rilassatamente alla guida senza tante preoccupazioni, basti sapere che la segnaletica americana è abbondante, intuitiva e a prova di fesso, e la maggior parte delle regole a noi sconosciute sono rese subito note da una pletora di cartelli inequivocabili.
Importante sapere che, se non specificamente vietata da un cartello, la svolta a destra (ma anche a sinistra a seconda dei sensi unici) è consentita anche col semaforo rosso in quasi tutti gli stati, a condizione che non intralci il traffico perpendicolare (ed è una regola geniale che dovrebbe essere adottata anche in Europa, secondo me).
Altra regola interessante che potrebbe creare problemi seri a chi non ne è a conoscenza: in tutti gli stati USA è vietato circolare in auto con bottiglie o lattine di alcolici aperte nell’abitacolo, anche se chi le sta consumando è un passeggero. Quindi vi è permesso avere una pistola carica nel cruscotto, ma se avete un passeggero sul sedile posteriore con una birra in mano state infrangendo la legge. La polizia è molto severa sul rispetto di questa regola.
Per quanto riguarda il rispetto delle regole, è consigliabile attenervisi fermamente. La velocità viene controllata elettronicamente anche dalle auto della polizia in movimento, o addirittura da elicotteri in pattugliamento, e le multe sono salate. È una cosa che mette a dura prova la pazienza del guidatore, perché i limiti di velocità sulle strade americane tendono sempre al ribasso rispetto alle reali possibilità, e si è spessissimo tentati di andare più velocemente di quanto consentito. Meglio non farlo, noi siamo stati fermati per essere andati poche miglia orarie più veloci del limite (ma niente multa, per fortuna: solo un avvertimento scritto e una lezione dettagliatissima sul codice stradale locale, tenuta da un poliziotto che sembrava contentissimo di aiutarci ad apprendere le regole affinché non avessimo problemi).
Se un’auto della polizia lampeggia alle spalle è fondamentale attenersi alla procedura: accostare (o guidare scortati dalla polizia fino al primo svincolo se si è su un’autostrada), abbassare il finestrino e rimanere seduti con le mani sul volante in attesa del poliziotto.

Gli automobilisti.
Contrariamente all’andazzo europeo, gli automobilisti americani tendono ad agevolare le manovre altrui rallentando o tenendosi al margine della carreggiata. Per esempio, in autostrada rallentano per agevolare l’immissione di chi viene dalla corsia di accelerazione (cosa che non vedo fare mai in Europa, né in Italia né in Germania). Unica eccezione, ancora una volta, è Los Angeles, sulle cui mastodontiche e trafficatissime highway a sei corsie per senso di marcia m’è parso di capire che ognuno fa un po’ quello che gli pare. A parte L.A., ovunque si è beneficiato di una generale e diffusissima cortesia tra automobilisti.