Io arrivai a Francoforte con quella mentalità napoletana del dover possedere un’auto per non sentirsi mutilati di qualcosa nella propria mobilità, e non molto dopo aver stabilito qui la residenza stavo già informandomi su prezzi, finanziamenti, burocrazia e tutto l’ambaradán dell’acquisto dell’agognato mezzo di locomozione su quattro ruote.
Poi ho scoperto il car sharing, e l’idea di comprare un’auto si è dissolta scomparendo per sempre dalla mia vita, o almeno finché vivo in una città moderna. Sono diventato un po’ meno napoletano, insomma.

Vi spiego come funziona con Flinkster, il servizio a cui sono iscritto.
Ho a disposizione veicoli di ogni tipo, dalla microutilitaria al furgone, disseminati in giro per la città. Con una app specifica cerco le auto, le prenoto, le sprenoto se cambio idea, riduco la prenotazione se la lascio prima del previsto.
Le tariffe? Teoricamente si dovrebbe pagare una tassa di iscrizione di 50 Euro, ma la si può evitare facilmente utilizzando una delle innumerevoli promozioni, coupon e omaggi che si trovano in giro e che la scontano del tutto. Oltre la tassa di iscrizione, non c’è un abbonamento da pagare, si paga il veicolo solo quando lo si utilizza.
La tariffa a tempo più bassa, quella per una microutilitaria, è divisa in due fasce orarie: dalle 22 alle 8 costa 1,50 all’ora, dalle 8 alle 22 costa 2,30 all’ora. Alla tariffa oraria va aggiunta quella per chilometraggio: 0,18 al chilometro.
Non c’è altro da pagare. Nel caso in cui l’auto abbia bisogno di benzina, nel cruscotto c’è una carta di credito legata a quel veicolo e può essere usata presso i distributori convenzionati (cioè quasi tutti).
Mai avuto problemi a trovare un’auto libera nel raggio di un centinaio di metri. Nel caso, comunque, Flinkster ha una convenzione con altri servzi simili, le cui auto sono pure a disposizione.

Quindi: per la mobilità ordinaria e quotidiana uso i mezzi pubblici o la bicicletta, per quella straordinaria uso il car sharing. Ho risolto un trasloco con 26 euro usando un furgone di Flinkster, per dire.

Questo non è possibile solo a Francoforte, ma ormai in quasi tutte le città dell’Europa occidentale, dove il car sharing è diventato un dato di fatto la cui mancanza sarebbe impensabile come è impensabile quella dei servizi più elementari come bus, metropolitane, taxi. Ed è un miglioramento significativo e irrinunciabile della vita da cittadino: dispongo di un’auto quando mi serve, pago solo per quello che mi serve, non devo pagare tasse e assicurazione.

E a Napoli?

La sola prospettiva ha scatenato una protesta a oltranza dei tassisti, che va detto sono una microlobby di potere che ha reso l’uso del taxi in quella città un privilegio e non un servizio come lo è altrove.
Come lo spiego a un tedesco (ma anche a un francese, uno svedese… ma perfino a un milanese) che a Napoli si protesta contro la prospettiva che diventi disponibile un servizio che nel mondo moderno, quello di cui Napoli ha deciso di non fare parte, è percepito come un miglioramento della qualità della vita generale e un esempio di progresso civico?
Come lo spiego che Napoli, per riutilizzare una definizione di Aldo Masullo, è una città “deragliata dalla storia” e sprofondata in un abisso di ignoranza che la pone fuori dal mondo reale?
Che pena. E che schifo.