Se uno ha la vista selettiva, lungo il corso Secondigliano vede meravigliosi palazzi aristocratici di epoca borbonica, a ognuno dei quali appartiene un rimasuglio tutto sommato accettabile di ciò che furono idilliaci giardini sul retro. Il corso Secondigliano fa parte di un’antica diramazione secondaria dell’Appia verso la metropoli napoletana, e in tempi ormai lontani era per così dire un trionfale benvenuto a chi arrivata da Roma, accolto da questa sontuosa parata di palazzi barocchi e neoclassici.
Se uno la vista selettiva non ce l’ha, o come me non sa farsela durare, vede attorno a queste vestigia della vecchia aristocrazia un mondo corrotto che ha assunto in sé tutti i volti del degrado: urbano, civico, morale, umano e chi più ne ha…
L’ho percorso tutto, da Capodichino al cosiddetto Quadrivio, e io, che sono solito relativizzare i mali di Napoli e fare salti mortali per concedere loro le più improbabili attenuanti, io devo dire che no, un degrado del genere io non l’ho mai visto in nessun luogo dell’Europa occidentale, che bene o male ho visitato quasi tutta senza risparmiarmi le periferie e i sobborghi più decentrati. Ho camminato lungo il corso Secondigliano cercando già tra me e me le parole per descrivere la sensazione provata, e mi sono venute in mente solo espressioni che non posso riportare qui senza il rischio di apparire esagerato, perfido, distruttivo. Boh, forse potre dire, senza allontanarmi troppo dalla verità, che uno scenario come quello del corso Secondigliano io l’ho trovato nell’umanità corrotta di certi medioevi postapocalittici descritti in un determinato sottogenere di romanzi di fantascienza.
Mi limiterò a dire che il corso Secondigliano è la quintessenza di ciò che sta accadendo a Napoli: un’enorme bellezza che sta scomparendo tra le fauci del degrado prodotto da una ignoranza così diffusa da mettere i brividi.
Ma la cosa che trovo più amara è che qui mi sento sempre meno a casa mia, e se prima certe constatazioni mi colpivano personalmente, intendo nella mia parte di quell’orgoglio che dovrebbe essere collettivo, ora mi istigano solo al disprezzo come per un qualsiasi popolo che si è sbarazzato dell’amor proprio per godersi tutte le irresponsabilità dell’ignoranza, e penso che con tutto questo non c’entro proprio niente, io.