Gira recentemente, condiviso qua e là, un testo che fa apologia di un improbabile neapolitan lifestyle.
Posto che lo stile di vita napoletano ha innumerevoli pregi che il tenutario di questo blog rimpiange da mane a sera nelle barbariche lande teutoniche, quelli descritti in quel testo provocano un travaso di bile per la consueta tendenza napoletana ad esaltare, ribaltando l’ottica, molte cose che in realtà alzano un muro di fronte alla possibilità che Napoli faccia un salto di qualità civico e diventi un posto vivibile non solo per chi non sa immaginarsi di meglio per la sua vita (problema di molti napoletani, che credono che di non meritare una Napoli che non sia quella che si ritrovano) ma per tutti gli altri che nel rapporto con quella città sono torturati dal bilico tra l’amore folle e l’odio feroce (insomma, io).
Per non parlare, tra l’altro, della consuetudine dei napoletani di esaltare miseri progressi civici che altrove, in ben altre città, sono già stati raggiunti da un pezzo e assunti come dati di fatto.
Analizziamo il testo passo per passo.

PER TUTTI QUELLI CHE CRITICANO NAPOLI :Vivere a Napoli, è fare il primo bagno il 28 aprile e l’ultimo il 7 ottobre.

Sì, ma dove? In piscina? Per fare un bagno non dico decente, ma almeno sicuro, io mi devo allontanare parecchio dalla città, e raggiungo le isole, la penisola sorrentina o mi spingo addirittura nel basso Lazio, perché lungo il litorale tirrenico da Seiano a Mondragone io non oso sfiorare l’acqua neanche con la punta dell’alluce. Tutto è zozzimma, acqua oleosa e sporcata da scarichi abusivi, che bagna spiagge immonde (quelle poche libere da cercare lungo chilometri e chilometri di spiaggia occupata da stabilimenti non si sa quanto leciti), ma vallo a spiegare a chi ha scritto questo testo, che magari il 28 aprile va a farsi il bagno a Castellammare, tra le zoccole naufraganti su zattere di rifiuti nei pressi della foce del Sarno, o al Granatello di Portici, o addirittura alla Vigliena di San Giovanni a Teduccio, dove i vibrioni del colera nuotano allegri e ti fanno ciao.
Vogliamo parlare invece di quelle città del Mediterraneo dove dal 28 aprile al 7 ottobre si gode di una balneabilità decente? Così almeno diventa chiaro che i napoletani amano vantarsi di ciò che credono di avere ma non hanno, mentre a Barcellona la gente ha a disposizione spiagge libere pulite e mare fantastico direttamente in centro.

È fare la spesa nel quartiere alla domenica mattina,

Mica si può fare solo a Napoli. Anzi, altrove diminuisce la probabilità che pomodori e peperoni vengano dalla cosiddetta Terra dei Fuochi. Ed evidentemente chi ha scritto questa stupidaggine non ha mai visto la compostezza, la calma, la bellezza e le prelibatezze dei mercati cittadini della Mitteleuropa.

è non prendere mai sul serio una provocazione.

Questione di sopravvivenza, laddove le provocazioni sono troppe.

Lavorare a Napoli è prendere schiaffi da mattina a sera e sapere che dopo tutto sembrerai più colorito.

Chi ha scritto questa oscenità non ha mai lavorato a Napoli. Dopo tutto non sembrerai più colorito, sarai semplicemente paonazzo per la rabbia, e se non hai molto da perdere deciderai di andartene. Come ho fatto io. E quando te ne sei andato a lavorare altrove, dove il tuo lavoro gode del rispetto dovuto da parte di tutti, governo, sindacati e datore, allora sì che acquisti il colorito sano di chi sa che il suo lavoro non è una condanna divina.

Vivere a Napoli è meglio di lavorare a Napoli, ma qui il lavoro si chiama fatica perché è percepito diversamente.

Appunto. Si dice sfruttamento.

Potrai svegliarti con l’odore di caffè e una sfogliatella calda sotto il palato per iniziare bene la giornata.

Con l’odore del caffé mi sveglio anche a Francoforte, e la sfogliatella mi manca, sì, ma mi manca troppo poco per costituire il discrimine tra la possibilità di tornare a Napoli e il non farsi manco sfiorare da questa idea malsana.
Ma poi voglio sapere: quanti napoletani mangiano regolarmente una sfogliatella a colazione?

Potrai vedere 71 panorami diversi in altrettanti scenari meteo diversi.

Qui non si capisce cosa intenda. Un elogio della fallacia delle previsioni meteo? A che pro? E che c’entra con Napoli?

Potrai volare su una vespa Special e sentirti più libero che sui colli bolognesi.

Potrai volare dalla Vespa Special, intende veramente, data la condizione vergognosa del manto stradale di Napoli.
E comunque sì, la possibilità di sentirsi più liberi che sui colli bolognesi è concreta, devo ammettere. Sui colli bolognesi c’è meno libertà di fregarsene del codice stradale.
Vogliamo parlare invece di quelle città dove potrai volare su una bicicletta e sentirti molto più libero che su una Vespa a Napoli? Ah, già: Giggino ha messo le piste ciclabili, di quelle pensate e allestite da chi non ha mai visto una pista ciclabile in vita sua. Per fortuna la maggior parte sono già sparite sotto le macchine parcheggiate abusivamente o portate via dall’azione combinata di usura e mancata manutenzione.

Potrai comprare ogni tipo di oggetto, ogni cosa proibita o semplicemente introvabile altrove.

Se si parla di stupefacenti, impossibile negarlo. Per altro non so. Chi ha scritto questa cosa è mai stato in una metropoli, una vera? Cosa puoi comprare a Napoli che non puoi comprare altrove? Un triccheballacche? Giusto, devo assolutamente tornare a vivere a Napoli, perché questa irreperibilità di triccheballacche a Francoforte mi sta rendendo la vita impossibile.

Vivere a Napoli è trovare una pizza che non avevi mai assaggiato, anche se vivi a Napoli da tanti anni.

Questo, lo ammetto, è vero. Ma si ritorna al discorso della sfogliatella: troppo poco per costituire un ago della bilancia, troppo poco per rendere una città un posto dove è bello vivere.

Mangiare a Napoli è spendere anche solo 5€ al ristorante.

Se mangi la pizza, certo. Come, del resto, se mangi un kebab a Francoforte hai cenato con quattro euro. Se invece vuoi mangiare qualsiasi altra cosa, Napoli sa essere cara come solo Parigi e Londra osano. Mangiare al ristorante in una qualsiasi città tedesca è più economico che a Napoli.

Vivere a Napoli è pensare al week end solo quando arriva e non dover organizzare nulla,

Si chiama disorganizzazione e, per carità, mi sta bene: è ovvio che in una società di disorganizzati la cosa funziona. Ma siamo sempre là: Napoli rende la vita infernale a chi non vuole o non sa adeguarsi all’andazzo generale.

è scegliere tra migliaia di posti diversi da vedere e sapere che forse non riuscirai mai a vederli tutti.

Vero, verissimo, non riuscirai a vederli tutti perché vai a Capodimonte e scopri che la metà delle sale sono chiuse per mancanza di personale. Vai al Museo Archeologico e scopri che centinaia di reperti importanti sono altrove, distribuiti tra scantinati della sovrintendenza e ambienti chiusi del museo stesso. Vai nel centro storico e scopri che la maggior parte delle chiese sono chiuse, anche durante il Maggio dei Monumenti. Vai alla biblioteca dei Girolamini e, se hai la fortuna di trovarla aperta, scopri che migliaia di volumi sono stati trafugati.

Vivere a Napoli è sapere che puoi inseguire i sogni perché qui sono proprio veri sogni.

Ma va, ché non me ne ero accorto. Devo dirlo a quel numero impressionante di persone di mia conoscenza che hanno dovuto abbandonare Napoli per inseguire i loro sogni. Sogni semplici, perfino banali, sogni che altrove non sono tali. Lavorare, per esempio.

Troverai gente che non se ne frega nulla di te, ma gli stessi ci saranno sempre nel momento del bisogno.

Qui si nega addirittura una caratteristica fondante della cultura napoletana: quel misto di curiosità e invadenza, ovviamente in buona fede, che a Napoli è famoso come calore umano ma che io sono più propenso a descrivere come ‘a sfaccimma d’a cunfidenza. Quanto poco bisogna conoscere Napoli per definirla un luogo dove alla gente non frega nulla di te?
Invece, riguardo al fatto che a Napoli ci sia molta più tendenza all’aiuto reciproco, ad esserci nel momento del bisogno, va detto che è vero. Diamo a Cesare quel che è di Cesare.

Troverai musica, arte, storia. Troverai le idee di creativi di ogni dove che a Napoli hanno lasciato un po’ di loro. 

Immerse in uno stato di totale degrado. Monumenti millenari che nella migliore delle ipotesi sono ricoperti di graffiti, nella peggiore se ne cadono a pezzi.

Troverai un’idea ad ogni angolo di strada, un’opportunità persa ad ogni lampione, una frustrazione ad ogni finestra.

Di quali idee si va cianciando in una città “deragliata dalla storia” (rubo l’espressione a Aldo Masullo), completamente immersa nella contemplazione del suo passato glorioso o presunto tale, dove ci si è rassegnati alla sbagliatissima idea che per essa non vi è alcun futuro decente?
Inoltre, frustrazioni e opportunità perse sono demeriti, non attrattive.

Quando sarà notte vedrai Napoli ricoperta da gioielli luminosi, Napoli da vivere solo dove si può, Napoli da conoscere per chi può e chi non può. Ricchi di Napoli, poveri di Napoli, finti ricchi e finti poveri a Napoli. Perdersi a Napoli è difficile come ubriacarsi con il rum del babà. Arrivare a Napoli è una pallonata in faccia mentre cammini tranquillo. Amare Napoli è un sorriso dopo una tempesta, perché se la chiamano la città del sole ci sarà pure un perché. Vivere a Napoli è pensare a tutto tranne che Napoli. Vivere a Napoli è.. l’unico modo per capire cosa vuol dire “poi muori”. ( cit.)

Bla bla bla. Ecco, il male di Napoli è tutto qui: perdersi nell’autocommiserazione della città sfortunata ma bellissima, incivile ma amorevole, degradata ma pittoresca. Vedi Napoli e poi muori, sì, insieme a lei, che muore mentre viene vista con lo sguardo del proverbiale medico pietoso, quello che rimane in osservazione amorevole delle piaghe mentre il resto del corpo è in preda alla setticemia. Fa più bene a questa città chi, come me, non si accontenta di contemplare i miseri rimasugli delle glorie passate o caratteristiche culturali interessanti ma che producono il nulla totale. Le fa bene chi vuole vederla risorgere sapendo che ha tutti i numeri per essere un gioiello unico al mondo. A questa città fa più bene chi per lei ha tanto amore e rispetto da non stancarsi mai di affermare con forza quale invivibile luogo di merda sia diventata.