Accompagno l’austriaco all’aeroporto di Napoli, e sul viale Umberto Maddalena ci supera, sfrecciando, una vespa con a bordo un uomo e un bambino che sembra non avere più di dieci anni, entrambi senza casco. Un auto della polizia municipale, proveniente dalla direzione opposta, inverte la marcia in un incrocio dove sarebbe vietato farlo, e quasi taglia la strada a noi e alla vespa. “Ora li fermano” dice l’austriaco, “sì, vabbe’, hai capito tutto di Napoli” ironizzo io. La vespa rallenta, fa una piccola gimcana per evitare la collisione con l’auto della polizia e prosegue indisturbata, mentre i tutori dell’ordine civico accostano e parcheggiano lungo la carreggiata, ovviamente in divieto, in prossimità di un bar.
Sono grato a Napoli per questa scena. L’austriaco si (e mi) interroga spesso sui motivi culturali che sono alla base del disprezzo della legalità che caratterizza il popolo napoletano, e io mi arrampico sugli specchi, tiro in ballo questioni storiche, faccio acrobazie dialettiche per convincerlo (e convincermi) che Napoli è stata costretta da accidenti della storia a diventare incivile. Ho un amor proprio che fatica parecchio a inglobare una napoletanità di cui sono pur sempre fiero, e a volte mi sorprendo a cantarmela alla grande su questa Napoli martoriata e brutalizzata da vicende storiche che ormai sono pure piuttosto lontane nel tempo.
Eccola lì, la spiegazione per l’austriaco, servita su un piatto d’argento a imperitura memoria di cos’è che non va a Napoli, e cioè un ragazzino che davanti ai nostri occhi ha appreso un’importante lezione: per la sua vita a venire potrà fare il cazzo che gli pare anche davanti alle istituzioni e allo stato, impegnati in qualche ben altro che però è germogliato esattamente da quel seme lì, da quel ragazzino.
Domani lascio anche io Napoli, per l’ennesima volta, e questo giorno in più di permanenza rispetto all’austriaco mi pesa come un macigno. Torno in Germania a sognare di una Napoli lontana e idealizzata, paradiso terrestre della spontaneità e della vita rilassata, insomma torno a cantarmela sulla mia città natale in un posto dove una scena come quella di oggi rientrerebbe in un quadro di barbarie inaudita. Torno in un posto dove mai dovrò stringere rabbiosamente le mani sul volante mentre ho la vaga tentazione di aggredire verbalmente due cosiddetti poliziotti.