Qualche tempo fa mi sono riproposto di commentare e analizzare qui, durante la lettura, “Italiani e tedeschi: Aspetti di comunicazione interculturale” di Brogelli Hafer e Gengaroli Bauer. Dopo aver affrontato la questione del concetto di tempo, il proposito però si è un po’ perso tra le pieghe del mio tempo, e non ne ho tenuto fede come avrei voluto. Peccato, perché ultimamente sto rompendo un bel po’ della serie di solidissimi diaframmi di titanio che separano me e la società tedesca, e avrei parecchio da discutere qui delle mie esperienze col popolo teutonico.
Oggi mi prendo la responsabilità di quel proposito e, a libro finito già da mesi, vado un po’ avanti con l’analisi, toccando il dolente tasto del diverso ruolo dell’alcol nelle due società.
Ho sempre trovato il rapporto con l’alcol molto affascinante nell’osservazione delle società nordeuropee. Non mi piace però farne una questione di quantità o di capacità di gestirne gli effetti. È un semplice dato di fatto culturale: qui in Germania bevono tutti di più e hanno bisogno di più alcol per perdere i contatti con la realtà, punto, e il perché è facile da capire. Mi limito quindi a citare i dati statistici riportati da Brogelli e Gengaroli, secondo cui la Germania, per consumo di alcol annuale pro capite, in Europa è superata solo da Lussemburgo, Ungheria e Repubblica Ceca. Perfino l’Inghilterra, che secondo l’immaginario tedesco è un paese di ubriaconi, consuma meno alcol della Germania.
Statistiche e numeri a parte, quello che mi interessa è il ruolo sociale dell’alcol, della ritualità che vi ruota attorno, e della persona ubriaca.
Partiamo dalla persona ubriaca e tracciamo un profilo da sottoporre alle reazioni tedesca e italiana, per comprendere i rispettivi gradi di’accettazione sociale. Immaginiamo (cioè: immaginate voi, perché questa è roba che ho visto coi miei occhi) un professionista quarantacinquenne che, a una festa, in presenza di estranei, alzi il gomito fino a vomitare abbracciato al cesso del padrone di casa per poi perdere i sensi sul divano finché qualche anima buona non lo ficca su un taxi. In Italia sparirebbe dalla circolazione per qualche mese, per sua scelta, facendo decantare il senso di vergogna nell’oblio di sé offerto civilmente a chi lo ha visto vomitare di tutto e di più, dignità compresa. In Germania niente, la volta successiva un paio di battute sarcastiche sulla sua incapacità di reggere l’alcol, due risatine e via col secondo giro, stavolta con meno alcol perché insomma, anche qui c’è un limite all’indecenza.
Altro esempio, anche realmente accaduto: qualche anno fa, al party aziendale organizzato dalla multinazionale per cui lavoro, c’erano fuori due ambulanze in pianta stabile per intervenire in caso di coma etilico. L’ipotesi che qualcuno potesse strisciare ubriaco al suolo in presenza dell’intero consiglio di amministrazione era tutt’altro che remota, visto che l’anno prima si era verificata.
Finché non si tratta di alcolismo vero e proprio, l’abuso di alcol gode di un’accettazione sociale maggiore in Germania, a causa di un radicamento culturale che ne fa spesso il perno attorno a cui ruota la socialità. Di conseguenza, mentre da noi in Italia l’ubriachezza in situazioni conviviali è considerata cool solo in un contesto adolescenziale, in Germania è normale e del tutto aspettato rendersi brilli o ubriachi a qualsiasi età e in qualsiasi ceto sociale, durante una festa, una cena, un party aziendale. Può succedere anche in Italia, ovviamente, ma con reazioni che assegnano alla persona ubriaca carattere di ridicolaggine e immaturità. In Germania, invece, l’ubriachezza è considerata un’inconveniente che può far parte del pacchetto sociale e, pur essendo comunque poco gradita, non ha nemmeno un ventesimo della connotazione negativa che in Italia la rende uno stigma più o meno momentaneo. Per dire: io non ho mai visto nessuno ubriacarsi durante gli innumerevoli matrimoni a cui ho partecipato in Italia, mentre a un matrimonio in Germania è normale che più invitati ci diano dentro con l’alcol fino a chiudere la serata stravaccati su una sedia cercando di mettere a fuoco cose e persone.
Il ruolo sociale dell’alcol è anche il motivo per cui io frequento poco i tedeschi in gruppo, per non dire che inorridisco alla sola idea di un’uscita serale con un gruppo di tedeschi (e per questo sono contento di vivere in una delle città tedesche etnicamente più eterogenee). In un una situazione conviviale tedesca si sviluppa sempre, in maniera spontanea e automatica, un consumo di alcol distribuito in maniera uguale tra i presenti, che può andare avanti a furia di giri anche in maniera insostenibile per chi, come me, apprezza l’alcol ma ne detesta l’abuso. L’astensione totale, poi, è perfino malvista tra i tedeschi: la persona astemia viene generalmente percepita non come qualcuno a cui non piace affatto bere alcol, ma come qualcuno che se ne astiene totalmente perché consapevole di non saperne controllare l’uso. In altre parole: in Germania è difficile concepire che qualcuno, per una scelta dettata dal gusto personale, escluda del tutto l’alcol dalla sua vita sociale. Quindi, in uscite serali tedesche, astenersi significa spesso dare l’idea di non potersi unire alla convivialità del gruppo a causa di problemi personali con l’alcol.
Come ogni cosa, ovviamente, anche il consumo di alcol in Germania è irregimentato entro codici e schemi precisi. All’abuso che se ne fa in contesti spensierati corrisponde una totale astensione in qualsiasi altro contesto. Come giustamente fanno notare Brogelli e Gengaroli, in Italia non è affatto deplorevole accompagnare il pasto in mensa con un bicchiere di vino rosso durante la pausa pranzo di una giornata lavorativa. Quel bicchiere di vino rosso, che ci si sente liberi di consumare in tale contesto proprio grazie al rapporto generale più moderato con l’alcol, viene percepito dai tedeschi come roba da alcolizzati. Il bue che dice cornuto all’asino.
Quanto sia socialmente importante l’alcol per i tedeschi è comprensibile con estrema facilità osservandoli bere in gruppo: dai brindisi che si susseguono numerosi secondo un rituale preciso (ogni bicchiere deve toccare a turno tutti gli altri bicchieri, e bisogna guardare negli occhi il proprietario del bicchiere che si sta toccando – se si è in molti, un brindisi può durare parecchio) alle varie canzoncine da birraioli che accompagnano spesso le bevute, si capisce al volo che la socialità qui ruota tutta attorno all’alcol. E del resto, in questi contesti conviviali a gradazione alcolica dal moderatamente elevato in su, i tedeschi tirano fuori la scioltezza d’animo e la socialità che fanno desiderare parecchio prima di portare un boccale alla bocca.
Tuttavia va detto che è difficile in Germania vedere ubriachezza molesta o pericolosa in giro. Certo, si vedono per strada più asociali e senzatetto in preda a qualche delirio da ubriacatura, ma le follie alcoliche che ho visto nei fine settimana in giro per le strade di Londra, per esempio, qui sono cosa rara, per non dire impensabile. I tedeschi sanno gestire molto bene tutto, quindi anche l’abuso di alcol.
Per esempio, in Germania è molto più difficile per un adolescente procurarsi alcolici (quando mi capita di fare la spesa di sabato nel tardo pomeriggio, c’è sempre qualche gruppo di sedici-diciassettenni che mi implora di comprare un paio di bottiglie di vodka per loro, perché non hanno davvero alcuna chance di riuscire a comprarne autonomamente, ma da me vengono puntualmente mandati a cacare). Inoltre è rigorosamente diffusa la consuetudine di lasciare l’auto dove è stata parcheggiata prima di ridursi a uno straccio alcolico, per tornare a casa in taxi e poi riprenderla il giorno dopo.