Per andare da Francoforte a Napoli ci sono due voli giornalieri diretti, entrambi di Lufthansa, che in genere hanno un costo ragionevole. La politica dei prezzi di Lufthansa, però, genera tariffe da colpo apoplettico per prenotazioni all’ultimo momento. Quindi, quella rara volta che ho bisogno di raggiungere Napoli senza averlo potuto programmare con un certo anticipo, e dovendo quindi comprare il biglietto uno o due giorni prima di partire, rifiuto gentilmente il posto su volo diretto offertomi da Lufthansa a una cifra che noi comuni mortali pagheremmo per volare da Roma a Sidney, e ripiego su Alitalia che, per un prezzo comunque altino, mi porta a Napoli in cinque ore via Linate o Fiumicino.
Io però odio volare con Alitalia, perché quella volta ogni quattro o cinque anni che accade mi risveglio dal torpore ovattato in cui affronto il potenziale umiliante del paragone tra la qualità della vita e l’efficienza della Germania e quelle dell’Italia. In quel torpore ovattato, lontano dall’Italia, mi nutro della bugia autoindotta che l’Italia, tutto sommato, non funziona poi così male, e che i tedeschi c’hanno i difetti loro, e che sarà mai questa Italia che ho lasciato. Poi, prima ancora di salire su un suo aereo, addirittura già in fase di prenotazione del biglietto Alitalia mi riporta con brutalità con i piedi al suolo.
Tutto funziona male con Alitalia: il sito, il check in online, l’imbarco, gli aerei (il volo in coincidenza da Fiumicino a Capodichino? Un A319 vetusto, sporchissimo, maleodorante, con tappezzeria divelta e gomme da masticare appiccicate ovunque), e l’organizzazione in generale: sarà un mio problema personale di sfiga, ma io volo raramente con Alitalia, e quasi sempre mi hanno cancellato e cambiato i voli all’ultimo momento, costringendomi a salti mortali per riorganizzare la mia vita attorno alla loro prenotazione. Questa volta pretendevano di cambiarmi un volo via Linate, della durata complessiva di quattro ore, in uno via Fiumicino di quasi dodici ore. Piuttosto che aggirarmi angosciato per nove ore nell’aeroporto più insulso d’Europa, ho preferito cambiare giorno di partenza, con tutti i problemi organizzativi che ne sono conseguiti.
Il problema di Alitalia è che mi sembra la compagnia di bandiera di uno di quei paesi in via di sviluppo dove non c’è concorrenza e il trasporto aereo è gestito direttamente dal governo. Nessun mercato libero, nessuna alternativa, nessuna necessità di attrarre e fidelizzare l’utenza. Il fatto però è che siamo in Europa, e l’utenza si fa attrarre e fidelizzare da chi offre un servizio degno della civiltà. Come me, che in genere preferisco spendere anche un trenta per cento in più pur di evitare Alitalia e volare con Lufthansa, con la tranquillità di sapere che i problemi saranno minimi.
Ieri, tra le esalazioni mefitiche di un A319 che puzzava di rancido, pensavo al fatto che Berlusconi non ha lasciato fallire questa azienda, ma l’ha letteralmente regalata alla cosiddetta cordata di imprenditori per una questione di prestigio nazionale. L’Italia non può non avere una compagnia di bandiera, diceva. Pensavo a questo mentre ero circondato da stranieri seduti su poltrone sudice, in un aereo malandato, tra gomme masticate e sporcizia. Devono aver trovato molto prestigioso quel logo Alitalia. Già.