Vi spiego come è la sanità in Germania: è sia migliore che peggiore di quella italiana a seconda di come la si guardi. È fatta di ospedali pubblici che sembrano alberghi a cinque stelle, dotati delle infrastrutture e dei macchinari più moderni e costosi, al cui confronto perfino le cliniche private italiane appaiono come lazzaretti manzoniani per appestati. Al contempo non è gratuita come negli altri paesi europei ma si paga, e profumatamente, nonostante la percezione di gratuità dovuta alla fornitura statale, con in più il paradosso secondo cui costa meno a chi ha un reddito più alto (un attimo, ché ci torno).

È migliore per le infrastrutture e i servizi, peggiore per la competenza media dei medici, il loro modo di lavorare e il loro rapporto con i pazienti. Sicuramente è nell’insieme più efficiente di quella italiana, ma gravata da anni di polemiche, discussioni e proposte di modifiche a causa dei suoi costi insostenibili per lo stato (la spesa pro capite per la sanità è di 3124 € in Germania e di 2341 € in Italia – dati del 2012 reperibili qui). In effetti, gli avveniristici ospedali pubblici tedeschi che deliziano i loro degenti con biblioteche, sale da pranzo a buffet e mille altri fronzoli non costano certo due soldi al contribuente, e quindi anche a me che sono obbligato a sborsare ogni mese una cifra nell’ordine delle centinaia di euro solo per garantirmi, almeno sulla carta, un’adeguata assistenza sanitaria.

Ma andiamo con ordine.

In Germania vige l’assicurazione sanitaria, istituto che suona sinistro e rievoca nell’immaginario di noialtri gli squilibri e le mancanze del sistema sanitario americano. I tedeschi però la fanno funzionare meglio. Diciamo che la fanno funzionare come Obama vorrebbe che funzionasse quella americana.
Coesistono agenzie di assicurazione sanitaria statali e private. Quelle statali si equivalgono un po’ tutte e offrono la stessa copertura. Quelle private offrono servizi differenziati, possono avere costi variabili che dipendono da criteri diversi da quelle statali, e generalmente costano di meno, ma non sono liberamente stipulabili: chi ha un reddito annuale lordo inferiore a circa 50000 euro non ha diritto di scelta, ed è obbligato a sottoscriverne una statale, il cui costo si aggira attorno al 15% del reddito lordo. Per i lavoratori dipendenti il costo è per il 50% a carico del datore di lavoro, il restante 50% viene prelevato direttamente in busta paga insieme alle tasse ordinarie. Quella privata, che può costare molto meno, è stipulabile solo da chi ha un reddito alto.
È obbligatorio sottoscrivere un’assicurazione sanitaria, a prescindere dal reddito personale. A nessuno in Germania è concesso non avere alcuna copertura assicurativa sanitaria. Le persone che non lavorano rientrano gratuitamente nella copertura assicurativa del familiare di cui sono a carico (nel caso di coniugi e figli), o ne ricevono una insieme al sussidio di disoccupazione o alla pensione sociale. In questo modo ogni singolo individuo in Germania è tenuto ad avere un’adeguata copertura medica.

Esiste la figura del medico di famiglia, ma non è obbligatorio averne uno, anche se è raro chi vi rinuncia. Io non ce l’ho ancora, per una questione di pigrizia. La maggior parte dei medici specializzati accetta pazienti con assicurazione statale, alcuni medici invece solo pazienti con assicurazione privata o paganti (stranieri non residenti che non hanno alcuna copertura, per esempio). Se serve un medico specializzato, si va da quello di fiducia oppure si cerca sulle pagine gialle quello più vicino o con gli orari più comodi, e l’agenzia assicurativa paga la visita. Vado dal medico che preferisco e teoricamente non tiro fuori un centesimo, ma a conti fatti l’ho pagato profumatamente, siccome dovrei andarci almeno tre volte al mese per rientrare nella spesa della polizza.
Alcune agenzie (la mia, che è statale, lo fa) rimborsano una piccola parte del costo dell’assicurazione se si accetta di tenere la propria salute sotto controllo con frequenti check up. Tutte comunque coprono, totalmente o in parte, spese mediche che generalmente in Italia sono a carico completo del paziente, come particolari protesi, le lenti degli occhiali da vista, suolette ortopediche. Anzi, qualsiasi aggeggio venga prescritto dal medico per curare un malanno insieme ai farmaci, rientra nella copertura assicurativa. Non coprono e non rimborsano prestazioni mediche non necessarie a vivere in salute, come ovviamente gli interventi di chirurgia estetica, anche se la lista di cure rimborsabili o non rimborsabili è a volte opinabile e di dubbia coerenza. Due anni di psicanalisi dal terapeuta che preferisci te li paga l’assicurazione, la pulizia dei denti invece devi pagartela tu, per non parlare della mappatura dei nei dal dermatologo: se hai meno di trenta nei è a carico tuo, da trenta nei in poi paga l’assicurazione. Ne avessi ventinove, mi disegnerei il trentesimo con un pennarello e risparmierei un’ottantina di euro.

Tutto sommato è bello, vero? Sembra il paradiso degli ipocondriaci, e infatti il sistema ti invoglierebbe a fare la spola tra ospedali e ambulatori per ogni minimo sintomo che avverti o immagini di avvertire, se non fosse per il problema a cui accennavo e che limita pesantemente l’efficienza di tutto l’ambaradan: è troppo costoso per lo stato, e le conseguenze sono due.
Uno: i medici specializzati adottano pesi e misure diversi per gli assicurati statali e quelli privati. L’assicurazione statale rimborsa loro una cifra ridicola per la visita, e perciò si viene spesso visitati in maniera sbrigativa e sommaria per poi essere lasciati nelle mani delle assistenti (memorabile una mia visita dalla dermatologa che cronometrai conoscendo i modi spicci della dottoressa: mi vide per soli quaranta secondi). Il rapporto tra il medico tedesco e l’assicurato statale è perfettamente assimilabile a quello mostrato nel  Medico della mutua di Alberto Sordi. Ma va detto che ciò che stimola il medico italiano a un trattamento più umano del paziente sono i 100/150 euro a visita senza ricevuta, e non sono sicuro che in un sistema simile a quello tedesco conserverebbe tale umanità.
Due: negli ospedali tedeschi va molto meglio dal punto di vista umano, il personale medico e paramedico si distingue per un’attitudine molto più empatica e meno sbrigativa, ma è ridotto al minimo indispensabile, e a volte anche meno dell’indispensabile. Farsi visitare in ospedale, almeno qui a Francoforte, a meno che non si stia morendo dissanguati, può significare anche l’intera giornata di attesa.

In definitiva, la sanità italiana è migliore in potenza, ma viene fatta funzionare male. Un po’ come innumerevoli altre cose italiane, che in potenza funzionano meglio perfino che in Svezia ma alla fine dei conti soffrono per il fatto di essere gestite da – appunto – italiani. La sanità tedesca invece è un sistema idiota e iniquo che però, grazie al culto tedesco dell’efficienza e della produttività, concretizza quasi tutto il suo potenziale. E comunque io trovo entrambi i sistemi perfetti al confronto con la raccapricciante sanità inglese che ho sperimentato anni fa (ecco, lo lascio scritto qui: che mi si lasci pure morire per strada se l’unico medico che può salvarmi la vita si trova in un ospedale britannico).

Una curiosità.
L’anno scorso, le compagnie assicurative tedesche hanno introdotto una norma che riguarda la pubblicazione della foto del volto sulla tessera sanitaria, e hanno richiesto all’intera popolazione residente in Germania di procurare (per posta o via internet) una foto tessera. Io non l’ho fatto, per tre motivi (in verità quattro, se aggiungiamo il fatto che mi piace fare il rompicoglioni con le istituzioni e gli uffici pubblici e propormi come elemento di disturbo degli ingranaggi burocratici):
(1) Sono refrattario e insofferente alla convinzione tutta tedesca che, una volta emesse direttive a un intero popolo come se ci si stesse rivolgendo a un esercito, tutto filerà liscio, per cui ottanta milioni di persone invieranno una foto tessera immediatamente solo perché l’assicurazione sanitaria l’ha chiesta. E infatti gran parte della popolazione non ha inviato una minchia, ragion per cui questa nuova norma è stata congelata. Mi immagino i successivi meeting in cui i dirigenti delle agenzie assicurative tedesche si sono chiesti cosa non abbia funzionato, e credo che nessuno al Ministero della Salute in Italia arriverebbe a tale livello di idiozia per cui ci si convince di poter chiedere a settanta milioni di italiani di inviare una foto tessera e loro, tie’, te la mandano all’unisono nel giro di una settimana.
(2) Il motivo di questa misura non mi piace: limitare l’utilizzo di tessere sanitarie altrui da parte di chi non ha copertura sanitaria. Ma se in Germania la copertura sanitaria non è solo un diritto ma anche un dovere, e quindi è imposta a ogni singolo individuo, chi ha bisogno di utilizzare quella altrui? Semplice: gli immigrati clandestini. Ovviamente questa mia opposizione in Germania non viene compresa: i tedeschi ritengono giustissimo complicare la vita ai clandestini ben oltre i limiti della vessazione, siccome la loro percezione dello status di immigrato irregolare come crimine è molto più forte che in Italia. Me ne sono reso conto spiegando a molti tedeschi perché i medici italiani nel 2009, con l’appoggio morale di popolazione e media, minacciarono barricate quando il decreto sulla sicurezza che passò al Senato introduceva l’obbligo di denunciare i pazienti stranieri senza permesso di soggiorno. Nessuno dei miei interlocutori tedeschi ha capito le motivazioni dei medici italiani né l’appoggio della popolazione, al contrario tutti hanno affermato la legittimità di quella norma (che per fortuna poi fu eliminata).
(3) Nella comunicazione che ho ricevuto, la richiesta della foto tessera è stata motivata con un adeguamento a non meglio specificate “normative europee”. Falso, e la bugia mi ha fatto così roteare i coglioni da rafforzare enormemente il peso dei punti 1 e 2, e negare loro la mia foto tessera. Perderò questa battaglia alla scadenza della tessera, per il cui rinnovo probabilmente sarò prelevato dalla Gestapo e fotografato in maniera coatta, ma se ne riparla nel 2016.