Il fatto è questo: ho deciso di iscrivermi all’AIRE, l’anagrafe degli Italiani residenti all’estero. Vivo in Germania da cinque anni, e quindi starei violando la legge, siccome l’iscrizione all’AIRE è obbligatoria per le residenze all’estero che si protraggono oltre i dodici mesi. La mancata iscrizione però non comporta alcuna sanzione. Semplicemente, il consolato iscrive d’ufficio l’italiano sgamato a vivere stabilmente nella regione estera di competenza, e morta lì.

L’iscrizione mi porterà pochi benefici e un bel po’ di problemi. Ad esempio, non so come dovrò gestire la proprietà della Citroen che tengo parcheggiata nel cortile dei miei a Napoli, e che mi serve in maniera pressocché vitale quelle volte che scendo giù, mentre qui a Francoforte faccio volentieri a meno di una macchina, tra mezzi pubblici che funzionano discretamente e un servizio di car sharing efficientissimo e poco costoso. Non credo proprio che la Citroen e tutto quello che la riguarda (tasse, assicurazione…) potranno continuare a fare riferimento a una residenza italiana che burocraticamente non esisterà più, ma probabilmente dovrò reimmatricolare la macchina a Francoforte, la qual cosa significherebbe doverla portare qui fisicamente, cosa che non voglio. Senza tralasciare poi il fatto che il rigore eccessivo e la persecutoria pedanteria con cui la motorizzazione tedesca nega la revisione biennale per dettagli ridicoli (per dire: revisione negata a mio cognato perché il contenitore del liquido lavavetri non era pieno) comporterebbe un inasprimento della mia insofferenza verso la rigidità dei tedeschi, insofferenza che già  fatico a gestire. E io devo tenere basso il numero delle occasioni in cui sono sottoposto alla loro pedanteria, per il bene mio e loro.
Poi ci sarebbe la questione della patente di guida, che dovrà essere convertita in quella tedesca. Appartengo all’ultima generazione per la quale la patente è ancora equiparabile a un documento di identità, perciò ci sarebbe da affrontare lo shock di avere un documento di identità rilasciato da un ente tedesco, che farebbe di me ex-expat e neo-emigrato, la qual cosa mal si concilia con il mio bisogno psicologico – nonostante i cinque anni di esilio – di sentire un piede ancora poggiato sul sacro suolo partenopeo.

Perderò inoltre l’assistenza sanitaria in Italia, che si ridurrà all’assistenza minima come quella garantita a qualsiasi altro cittadino comunitario. Non sarò più paziente del mio medico di base che, come per la maggior parte degli Italiani, è il medico storico che conosce a menadito i dettagli dei miei trascorsi clinici. È il medico, per intenderci, con cui mi siedo nel suo studio e mi prendo tutto il tempo per porre una serie lunghissima di domande, mentre le visite mediche a Francoforte si svolgono più o meno come quelle del famoso Medico della Mutua dopo che fu arrivato a tremila mutuati (lo so che si fa fatica a credermi, e qualcuno mi ha accusato di dire balle, ma la mia ultima visita dalla dermatologa a Francoforte è durata quaranta secondi – li ho contati – in cui non è stato risolto un problema poi preso in carico con successo e soprattutto attenzione da un dermatologo di Napoli). Qui si dovrebbe aprire un discorso delicato sulla presunta efficienza del sistema sanitario tedesco, ma sarò breve: mi pesa rinunciare all’assistenza sanitaria pubblica italiana, che soffre per infrastrutture carenti, gestione disastrosa e mancanza generale di soldi, ma gode di personale medico preparatissimo e dall’approccio decisamente più umano. Usufruire della sanità pubblica italiana in veste di contribuente tedesco è però tecnicamente uno scrocco ai danni dei miei concittadini, volendone fare una questione morale da utilizzare come compensazione per il disagio della rinuncia.

Tornando alla questione del piede poggiato sul sacro suolo partenopeo, perderò il diritto di voto alle elezioni comunali, provinciali e regionali potrò continuare a votare per il comune del mio ultimo domicilio italiano, ma non da Francoforte come per le elezioni politiche, bensì dovendomi recare al seggio elettorale come qualsiasi napoletano lì residente, come se uno avesse voglia di programmare le proprie vacanze in terra natia a seconda delle elezioni comunali. Siccome già adesso, da non iscritto, posso votare per le comunali solo recandomi in seggio a Napoli, l’iscrizione all’AIRE non mi comporta vantaggi né svantaggi. Semplicemente non cambia nulla sulla modalità di partecipazione al voto amministrativo: rimane il caso anomalo in Europa occidentale di non poter votare dall’estero, AIRE o non AIRE.

E i vantaggi?

Potrò votare alle elezioni politiche italiane comodamente a Francoforte come elettore della circoscrizione Estero, e procurarmi più facilmente un nuovo passaporto, che non mi sarà più rilasciato da alcun ente locale italiano ma dal consolato di Francoforte.

Ho scaricato i moduli per l’iscrizione all’AIRE e ho scoperto con sorpresa che è possibile iscriversi per posta, ma la sorpresa si è infranta come si infrange un’onda sugli scogli fetenti e pieni di munnezza della Vigliena di San Giovanni a Teduccio allorquando scopro che vogliono allegato anche un atto di nascita, il quale ovviamente è rilasciato dal mio comune di nascita che Google Maps attesta trovarsi esattamente 1443 chilometri lontano da Francoforte con tanto di arco alpino in mezzo. Colpa mia, chi non si allontana mai da casa senza un atto di nascita in tasca?
Scopro quindi che la leggenda che tutti gli expat e gli emigrati mi hanno sempre raccontato è reale e corrisponde a fatti concreti: qualunque interazione con un consolato italiano all’estero, anche la più piccola come lo scaricarsi dei moduli dal sito per un’iscrizione anagrafica, ha il sapore e il profumo di una burocrazia antiquatamente e stupidamente contorta.
Mi spiega qualcuno che senso ha richiedere di allegare documentazione di difficile reperibilità quando la legge impone al consolato di iscrivermi d’ufficio alla sola notizia della mia residenza in Germania?
Teoricamente, invece di tutti ‘sti moduli, atto di nascita, fotocopie di documenti, io potrei mandargli solo un’email in cui dico “ok, mi avete sgamato, vivo a Francoforte dal gennaio del 2008”, e loro dovrebbero iscrivermi.
E io adesso come me lo procuro un atto di nascita?
E per cosa, poi? Per delle elezioni politiche a cui per scelta non partecipo da quasi vent’anni, e per poter richiedere più facilmente il passaporto, la qual cosa va fatta solo ogni dieci anni?

Ci ho ripensato. Si trasformino al condizionale tutti i verbi che in questo post sono in futuro semplice: io col cazzo che mi iscrivo all’AIRE.