La Crucconia mi ha accolto al ritorno dalle vacanze a modo suo: una festicciola di sconosciuti amici di amici dove, facendo la conoscenza di me per la prima e spero unica volta, come leggero argomento di conversazione iniziale davanti a un drink (uno dei soliti pessimi sekt tedeschi), un teutonico ivi presente mi fa, con le migliori intenzioni e tanti sorrisi, una umiliante distruzione della società del Meridione italiano visitato durante lontane vacanze, con una discreta disinvoltura nell’uso di certi termini come “incivilità” e “primitivo” e quel tono amorevolmente paternalistico che caratterizzano l’inconsapevole razzismo tedesco verso le popolazioni mediterranee, frustrante proprio in quanto inconsapevole, perché per essere affrontato necessita prima di un meticoloso e paziente lavoro di messa in evidenza. Altrimenti uno taglia corto e risponde che, dopo tot anni in Germania, il bisogno di tatto e savoir-faire da solo potrebbe costituire motivo sufficiente a voler tornare in quei retrogradi paesi mediterranei fregandosene degli svantaggi economici e lavorativi che il trasferimento comporterebbe, perché figuriamoci, io sono consapevole dei problemi del mio paese, ma se questi devono diventare argomento di pesante conversazione in ogni stupida festicciola in cui mi si conosce da cinque minuti, di quelle festicciole tedesche che in quanto a tono e allegria avrebbero da imparare perfino dalle più lugubri visite di condoglianze a cui ho partecipato in Italia, la vita non è che mi sia resa poi così gradevole da questa evoluta e produttiva Germania.
Io lo dico e lo ripeterò per sempre: i tedeschi hanno una grave carenza di amore per il bello, o almeno concepiscono solo la bellezza come aspetto di logica e funzionalità, e questo ha le sue conseguenze su ogni cosa, materiale o morale che sia, rapporti interpersonali compresi. Chiunque viva da straniero in Germania è in grado di elencare innumerevoli episodi come quello che ho appena descritto, e che ti spiazzano per l’intransigenza con cui anche le interazioni tra persone vengono gestite con una logica brutale. “Quest’anno non mi fare alcun regalo per il compleanno perché non so cosa regalarti al tuo” mi sono sentito dire seriamente da un amico tedesco, uno dei pochissimi in una cerchia di conoscenze che spontaneamente – e sfido in un contesto del genere – si è costituita di quasi soli stranieri. È un esempio stupefacente ma chiaro di come funzionano i rapporti qui.
Il problema è che dopo qualche anno di residenza in Germania smetti di considerarlo un aspetto folkloristico e di riderci su. Semplicemente, realizzi di averne le palle piene e non riesci più neanche a vedere che stai godendo di parecchi benefici del vivere in Germania invece che in Italia. Non riesci più a percepire con oggettività gli aspetti importantissimi, fondamentali per cui la loro società è messa infinitamente meglio della nostra. Ci sarebbe di che essere umilmente grati alla Germania per quello che ti ha dato, ma ti concentri solo su queste piccole, innumerevoli e frequenti occasioni in cui devi fronteggiare con insofferenza la brutalità di queste interazioni.
Il posto da cui vieni è invicile e te lo dico allegramente buttandola lì tra i convenevoli di due persone che si sono appena conosciute a una festicciola con in mano una flute di Rotkäppchen da quattro soldi. Funziona così. Farsene una ragione. Punto.