Rivoli di sangue lungo i vicoli, inquietanti roghi di teste di montone, pelli di pecora ancora sanguinanti ammucchiate agli angoli delle strade, fumo e odore di morte e carne bruciata che ti entrano fin dentro le ossa. Non potevo chiedere di meglio per il nostro arrivo a Essaouira.
E’ la festa di Id al-adha, ricorrenza musulmana molto sentita. Celebra la storiellina biblica di Abramo e suo figlio Ismaele e la loro giornataccia in balia di un dio uterino che prima vuole il sacrificio umano e poi no, fermi tutti, ho scherzato, quel montone là andrà più che bene.
Camminiamo per le bianche strade di Essaouira in una fumeta di morte e orrore, con ‘ste teste di capra che hanno un ché di demoniaco mentre crepitano sulle graticole e alcuni bambini le percuotono con dei bastoni. E siccome tutto questo non basta, d’improvviso ci si mette anche il richiamo del muezzin. Dicono che ogni famiglia sacrifichi un ovino per persona, ma con la compiacenza di Allah si possono aggregare più familiari con lo stesso animale se questo è particolarmente grande. I gatti, o per meglio dire le centinaia di miliardi di gatti che popolano questa città, osservano sonnacchiosi tutta la faccenda. Li vedo troppo tranquilli e poco attenti a quello che succede: devono aver già avuto la loro parte.
Insomma, Essaouira avrebbe tutte le potenzialità per abbassarsi al ruolo di una Capri o una Taormina del Maghreb, e loro invece ci fanno questa macabra mattanza che dona alla città un aroma di sangue fresco e carne carbonizzata. Come non apprezzare il popolo marocchino?
Ci si innamora di Essaouira a prima vista, ecco. Non è niente di particolare, non ha i monumenti di rilievo che rendono Fes spettacolare, non è dotata di architettura interessante, soprattutto non di molta architettura islamica, essendo l’intera cittadella opera di un francese, e inoltre essendo stata a maggioranza ebraica fino a metà del secolo scorso. Anzi, nel suo insieme non sembrerebbe altro che la versione estesa di un qualsiasi centro storico fortificato sulla costa pugliese, per esempio Giovinazzo. Il bello di Essaouira è che, prima che l’alta borghesia dell’Africa mediterranea decida di volere la sua Portofino e di stabilirla qui, questa cittadella fortificata sul mare è esattamente come il mare esige: povera, maleodorante, corrosa da vento, salsedine e merda di gabbiano, e piena di gatti.
Oh, ma non crediate: i turisti d’assalto ci sono già, perché Essaouira, patrimonio mondiale dell’umanità, è comunque un luogo troppo affascinante per sfuggirvi. Dentro la cittadella è pieno di riad i cui interni raffinatissimi fanno a cazzotti con il sudiciume delle strade, mentre fuori le mura ci sono molti hotel di lusso. Ma non solo: avere l’aspetto anche solo vagamente occidentale qui ti espone alla snervante offerta di hashish e erba ogni tre metri. Quindi affrettatevi a visitare questa meravigliosa crosta di salsedine fortificata prima che il tempo e il danaro riescano a renderla il solito salottino stomachevole.