Dopo il dovuto discorso sul ristorante italiano in Germania, vorrei aggiungere che i nostri connazionali qui hanno un tempio dove il culto del loro orgoglio nazionalistico viene celebrato con cadenza almeno settimanale: è il supermercato italiano.
Fatte salve le salumerie italiane, piccoli negozi con prodotti nostrani che per ora ho visto solo a Berlino, e che in genere vendono a prezzi insani, in ogni città tedesca che si rispetti c’è almeno un grande supermercato italiano dove i nostalgici della madrepatria possono fare incetta di prodotti italici pressocché introvabili nei supermercati tedeschi: particolari formati di pasta, determinati salumi e formaggi, gli agognati biscotti per la colazione e altri prodotti quasi del tutto sconosciuti alle popolazioni germaniche.
Entrare in un supermercato italiano in Germania significa affrontare un’esperienza di spaesamento: mica si entra in un GS, in un Conad o un Esselunga. Io un luogo come il supermercato italiano in Germania ce l’ho nei ricordi di quando ero piccolo, anzi piccolissimo, quando mio nonno aveva un ingrosso di alimentari a Napoli e i suoi magazzini erano alti, scuri e silenziosi, con la merce accatastata in barba a qualsiasi strategia di marketing, qualsiasi condizionamento o stimolo all’acquisto. Il supermercato italiano in Germania è un luogo consacrato al pragmatismo e al silenzio. Sembra incredibile potervi fare la spesa senza essere indotti ad avere una crisi isterica dallo stillicidio del motivetto di REWE, la catena di supermercati più diffusa in Germania.
Una cosa però va detta: l’Italia ha operato sulla Germania una lenta ma costante gentrification alimentare, e quindi i prodotti dei marchi italiani più importanti sono facilmente reperibili in qualsiasi supermercato tedesco. Il processo è ancora in corso, perché oltre ai marchi globali come Barilla, Buitoni, Lavazza eccetera, compaiono sempre più marchi minori. In un supermercato tedesco ordinario si può fare insomma una spesa del tutto italiana,  ragion per cui al supermercato italiano di Francoforte, nascosto in una traversa della Hanauer Landstrasse nella periferia orientale, teoricamente vado solo per i vini (ci ho trovato un vino sannita che già oltre i confini della Campania è difficile da reperire: il solopaca, di una casa vinicola di Guardia Sanframondi).
Salvo poi, trovandomi in loco, farmi venire una sindrome da shopping compulsivo in versione nostalgica e presentarmi alla cassa con una montagna di stronzate inutili e ipercaloriche, ché a vederle lì, su uno scaffale lontano dalla madrepatria e circondate da milioni di chilometri quadrati di Crucconia, senti la voce di santa Francesca Saveria Cabrini, protettrice degli emigranti, che ti sussurra: “Vuoi davvero aspettare di essere in Italia prima di poter addentare un salame napoletano, o dei taralli pugliesi, o una scamorza molisana, o una pasta di mandorle siciliana?”

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