Se il Regno Unito è costellato di caffetterie che si spacciano per italiane (Costa) o comunque millantano un improbabile coffee style italiano (Nero), ciò che mi fa raccapriccio in Germania invece è la profusione enorme di marche tedesche di abbigliamento, scarpe, accessori e cosmetici che fingono di essere italiane. Si tratta di prodotti di scarsa qualità, spesso inguardabili, concepiti esclusivamente per il mercato tedesco di cui devono soddisfare taglie e gusti (un po’ diversi da quelli italiani, e decisamente discutibili), e che per vendere si appropriano indebitamente dello stereotipo di tradizione e esperienza italiane nel settore. Un po’ come se la Fiat fondasse un marchio di berline di lusso e gli desse nome, logo e connotati tedeschi, ma mantendo rifiniture della qualità di una Panda.
I reparti di abbigliamento dei grandi magazzini Karstadt e Galeria Kaufhof sono i luoghi migliori dove avere una panoramica su questi marchi che, al di là del logo italicheggiante spesso decorato coi colori della bandiera italiana, sono completamente crucchi per quanto riguarda proprietà e design, e cinesi o turchi per la manifattura: Bruno Banani, Marc O’Polo, Bugatti, Passigatti, Donna Carolina (per questo marchio hanno perfino registrato il dominio italiano, salvo poi che il sito è solo in tedesco), Fabiani Grande Moda, Carlo Comberti, Alberto Venturini e così via, per non parlare del caso emblematico della catena di bigiotterie Giorgio Martello, che sotto il logo ostenta anche la falsa provenienza “Milano” e sul sito ufficiale si spaccia per “marchio italiano di culto”, mentre è stato fondato nel 2004 dalla tedeschissima Jörg Hammer GmbH e non ha mai messo piede nel mercato italiano.
La qualità di questa roba, come ho detto, è pessima o comunque mai all’altezza dei prezzi che nome e fama scippati all’Italia consentono di imporre. I tedeschi però sono sicuri e straconvinti di star comprando prodotti italiani, e quindi la media qualitativa percepita di uno dei settori su cui maggiormente campa l’export italiano precipita verso l’abisso.
La Germania sa garantire produzioni di altissima qualità nei settori in cui ha lunga tradizione, ma nei settori intrapresi copiando esperienze altrui sorprende negativamente con una qualità infima. Come nell’industria alimentare, per esempio, dove hanno già cominciato da tempo a produrre schifezze buttandoci dentro un po’ di origano e pomodoro rancido in modo da potergli dare un marchio italiano creato dal nulla.