La Galizia non è Spagna, ha scritto qualcuno su un muro lungo la ferrovia che da Vigo porta a Santiago. E già, anche l’Alto Adige non è Italia, e la Scozia non è Regno Unito, e la Corsica non è Francia. Poi vogliono fare l’Unione Europea. Io della Spagna ho sempre avuto l’immagine brulla e riarsa che da Madrid in giù caratterizza il territorio, e che in Andalusia diventa un deserto rosso puntellato da milioni di ulivi. Perfino i picchi della Sierra Nevada non riescono ad erigersi al di sopra di una sensazione tanto mediterranea. La Galizia invece non è quella Spagna lì, almeno dal punto di vista paesaggistico, siccome la natura qui, anche sulle alture dell’entroterra, ti dice che il mare è l’oceano, che le correnti sono fredde, che le spiagge sono larghe e le onde si rovesciano e corrono sulla sabbia per decine e decine di metri.
Santiago accoglie con una gentilezza umile che non ci si aspetterebbe da un posto così turistico. Sarà perché è un turismo di nicchia, pellegrini devoti all’apostolo o tedeschi camminatori che hanno percorso tutto o parte del Cammino con la loro attrezzatura da trekking griffata Jack Wolfskin, ma sarà anche perché è una città universitaria, e quindi deve conciliare l’atmosfera spirituale di un’Assisi con la giovanilità di una Perugia. Fatto sta che i prezzi sono bassissimi per un luogo del genere, che la gentilezza della gente è disarmante, anche se l’inglese non lo parla nessuno, ma proprio nessuno, e che di marchette al turismo non se ne vedono, fatta eccezione per quel bastone del pellegrino con la conchiglia di plastica che viene venduto un po’ ovunque come souvenir. Penso a un posto dall’appeal turistico come Santiago in Italia e mi immagino piazzati ovunque figuranti travestiti da pellegrini medievali, camioncini strabordanti di souvenir-paccottiglia, bottiglie di mezzo litro d’acqua a tre euro l’una e menu turistici di pessima qualità (sostituendo i pellegrini medievali con i gladiatori ho appena descritto i dintorni del Colosseo, mi rendo conto).
L’idea di Santiago è quella di un luogo fuori dal tempo, dove la vita scorre con estrema dolcezza tra i vicoli medievali. Qui vinco i miei storici problemi con la capacità di essere sintetico e non aggiungo altro, perché nessuna parola scritta descriverebbe per bene il privilegio di esserci stato.
Ma parliamo ora del pulpo a la gallega, questa cosa che si ingurgita un po’ ovunque in Spagna ma che è tipica di questa regione. Polpo gigante cotto alla perfezione, tagliato sottile, innaffiato con olio di oliva di eccellente qualità e spolverato di paprika. È stato un po’ il leit motiv gastronomico di un’intera vacanza. Mi manca tanto. Dove sono le pulperie a Francoforte?