“Dacci l’indirizzo del tuo blog” non è una frase che uno si aspetta di sentirsi dire dai suoi genitori nell’intimità di una cena in famiglia.
Da quando mi sono trasferito ad anni luce di distanza da loro sono roso dal senso di colpa di una sindrome opposta ed equivalente all’abbandono del nido, e quindi tendo ad assecondargli capricci e paranoie che col tempo sembrano aumentare in maniera direttamente proporzionale ai loro radicali liberi, ma su questo non ho ceduto di un millimetro.
“Non ho un blog, chi vi ha detto questa stronzata?”
“Lo sappiamo, dacci lindirizzo”, detto da mia madre col tono perentorio di chi potrebbe decidere di non mangiare più la mela che sta sbucciando in quel momento per scaraventartela addosso. In fondo i nostri sono pasti molto informali.
“E comunque voglio aprirmi un blog”, ha detto mio padre. Chi cazzo si apre più un blog nel 2012? Gli unici ad avere ancora un blog siamo quelli della notte dei tempi della blogosfera che tirano avanti a campare con un trentesimo dei lettori del 2004. E poi sono sicuro che il suo blog sarebbe la versione digitale delle lettere che mia nonna scriveva al Papa e al Presidente della Repubblica, piene di suggerimenti sulla gestione dei loro rispettivi ruoli.
“Pa’, fatti un account su Facebook, è meglio.”
“Io Facebook ce l’ho già, e ho pure Twitter”, interviene mia madre.
“Insegnami ad aprire un blog come il tuo”, esige mio padre.
“Non ho mai avuto un blog, non so come funziona!”, mento spudoratamente.
Li ho lasciati che  mi cercavano con nome e cognome su Google. Per ora sono risaliti ai miei account di Flickr, Panoramio e Anobii, su cui sono registrato senza nick. Prima o poi arriveranno a questo blog, e allora sarà tempo di chiudere. Prendetevela con loro.