Lui baffuto come Super Mario, capelli impomatati di Brillantina Linetti (non avete idea di cosa si può trovare nei supermercati italiani in Germania), atteggiamento da sborone, maneggia per una ventina di minuti la bocchetta dell’aria condizionata finché un suo neurone si attiva e gli suggerisce che per chiuderla bisogna avvitarla.
Lei una specie di Tatangelo come sarà tra vent’anni in sovrappeso, struccabile solo con particolari solventi chimici, ai lobi ha due pendenti che potrebbero essere usati come lampadari nella galleria degli specchi di Versailles se non fosse per delle conchiglie (sì: conchiglie) che li rendono troppo avanguardistici, e ovviamente mastica una gomma con l’aria di chi sta masticando merda, ma si guadagna due punti di indulgenza per non aver fatto scoppiare nessun palloncino durante tutto il volo.
E poi i due ragazzini, gravati da quell’adipe in eccesso che disturba la vista di un popolo col culto dello sport come i tedeschi, sembrano appena vomitati fuori dal negozio di un parrucchiere turco e poi passati da H&M per uscirne come antitesi viventi della sobrietà, parlano un tedesco impeccabile con le assistenti di volo, ma tra di loro una specie di italo-napoletano dal sapore arcaico e da un accento che forse avrò sentito da piccolo dalla bocca di certi parenti alla lontana di mio nonno che vivevano nell’alto casertano e che non so che fine abbiano fatto.
È normale: quando prendo un volo per Napoli c’è sempre da antipatizzare con una famiglia di emigrati italiani di seconda generazione che tornano a fare visita ai parenti.

Poi arriva la famiglia americana, perché sui voli per Napoli c’è sempre anche qualche americano che torna o va a prendere servizio alla base NATO.
Taglio corto con le descrizioni: sono Lynette e Tom Scavo, proprio loro, insieme con i due gemelli Preston e Porter, quelli ancora piccoli delle prime stagioni di Desperate Housewives, e hanno anche una Penny neonata nel port-enfant, manca solo Parker. Il prodigio del benessere americano, la meravigliosa alta borghesia del Connecticut che trascorre i fine settimana agli Hampton, due SUV sul vialetto di casa e i pensili della cucina pieni di cereali coloratissimi. È esattamente come la casa degli Scavo su Wisteria Lane che mi immagino l’abitazione che questa famigliola ha momentaneamente lasciato nel Connecticut per provare l’esperienza napoletana, e così mi tuffo un po’ nel sogno della provincia borghese americana, proprio quella delle casalinghe disperate, proprio quella della fantomatica città di Fairview. Quel sogno che mi è stato proposto dai media americani come un tour operator ti proporrebbe un villaggio turistico, quella Wisteria Lane che, a dispetto dei delitti, dei segreti, delle menzogne e delle cattiverie, riesce a farsi proporre con disinvoltura come il luogo più bello dove avere una casa in cui tornare ogni sera. Non è la stessa casalinga Susan Mayer a dire con struggente malinconia di non voler lasciare l’amata Wisteria Lane, il luogo dove le hanno incendiato la casa, aggredito la figlia, spappolato un rene e ammazzato il marito? E questa donna americana imbarcatasi per Napoli con la sua famiglia, in forma e snellissima, sorridente e dall’aspetto incredibilmente solare e sano, non ce la vedrei benissimo ogni sera a un tavolo di poker con le sue vicine a smangiucchiare biscotti fatti in casa mandandoli giù con due sorsi di chardonnay?

Solo che questa famigliola volante mi distrugge il sogno borghese americano mettendo a soqquadro l’aereo, disperdendo la prole in corsa tra le gambe delle hostess contrariate, reclinando tutti i seggiolini possibili e urlando come se stessero in un parco di divertimenti Disney, mentre i terruncielli casertani di seconda o magari anche quarta generazione se ne stanno seduti e silenziosi come soldatini, cianciando sì gomme come se fosse l’esperienza più impegnativa della loro giornata, ma conformandosi al rispetto di quelle elementari regole che rendono un ambiente condiviso da estranei quanto più confortevole possibile, concetto invece estraneo alla famiglia di Wisteria Lane.
Be’, l’aereo tocca suolo napoletano con un’inaspettata zavorra in più: il peso del mio senso di colpa per aver ceduto a un razzismo facile facile e averli mentalmente fatti a fette in virtù di un pregiudizio, senza prendere in considerazione il loro contesto, la loro storia, e infine la difficoltà dell’essere stranieri. In Germania, poi.
Avrei chiesto loro scusa, ma mi avrebbero preso per pazzo.

Due giorni fa è finita l’ottava e ultima stagione di Desperate Housewives, e quindi è finito un sogno. Falso, posticcio, plastificato, esattamente come sono i sogni, ed è per questo che ci piacciono, è per questo che mi è piaciuto il sogno di Wisteria Lane. Ora mi accomodo e mi vedo gli ultimi due episodi, ma sento uno strano desiderio di tornare a casa mia a Francoforte e preparare la torta capovolta all’ananas di Bree van de Kamp.

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