Ho sempre guardato con molta diffidenza alla precocità con cui nei paesi nordeuropei si sbattono i figli fuori di casa. La casa genitoriale è il luogo dove si tramandano e trasmettono cose fondamentali che difficilmente vengono recepite prima del superamento dell’adolescenza, età in cui si combatte per l’indipendenza psicologica dai genitori anche a costo di acerrime guerre casalinghe. Da noi però si esagera sul piano opposto, trasformando quella casa in un paradiso dove qualcuno si assume tutte le nostre responsabilità.
E infatti ecco un altro di quelli che la domenica sera si appartano con la fidanzata o il fidanzato, attaccano due fogli di giornale ai finestrini e reclinano i seggiolini. Evidentemente, avere la leva del cambio tra i coglioni in ogni momento della propria vita sessuale deve essere un compromesso accettabile per non rinunciare alla pia opera di lavatura & stiratura della santa genitrice. Ciò che quel post non sottolinea, però, è che lavare, stirare, riordinare sono attività che necessitano di tempo ed energia, un costo che non viene affatto risparmiato, ma riversato subdolamente su chi non può rifiutarsi a causa di una cultura un po’ refrattaria ai tagli di cordone, per quanto certi cordoni diventino nel frattempo delle specie di reliquie rattrappite dal tempo, rinsecchite, disidratate ma disgraziatamente integre, tese e salde.
È parassitismo, quindi, per quanto lo si possa dipingere di mille colori invocando la libera scelta, che sarà anche libera ma è drammaticamente unilaterale, perché l’altra parte coinvolta nel rapporto di lavatura & stiratura è vincolata da un contratto biologico che le impone l’istinto di non fare alcuna scelta.
Altrimenti è una posizione di comodo che tutti noi potremmo scegliere, per poi dire “è una scelta mia, fatevi i cazzi vostri”. E pazienza per la leva del cambio.
In conclusione: noi che per abbandonare la casa materna non abbiamo aspettato il matrimonio (anche perché nella fattispecie di questo blog si sarebbe atteso in eterno), siamo stati infinitamente più buoni con i nostri genitori.