Nel post precedente volevo parlare del motivo della visita a Monaco, ma dall’episodio del turco di seconda generazione mi si è evoluto il post in tutt’altra direzione.
Ma cosa si va a fare a Monaco in pieno inverno, quando il meteo prevede venti gradi sotto zero per il fine settimana?
Si va a divorare uno stinco di maiale arrosto con i kartoffelknödel e a visitare la Neue Pinakothek dove, fino al 26 di febbraio, è in mostra Neapel und der Süden, collezione di fotografie di Napoli, Salerno, Cilento e Sicilia risalenti all’800, anche precedenti all’annessione al Piemonte (la più antica è del 1846). Moltissime già viste, ma mai insieme in una cornice espositiva.
Bellissimi panorami urbani di Napoli, per la maggior parte di Giorgio Sommer, in cui salta all’occhio l’assenza del risanamento operato dai Savoia (quello che, abbattendo anche chiese e conventi del ‘300, tolse definitivamente il porto al centro storico e al quartiere di Santa Lucia, e quindi tolse il mare a Napoli), fotografie di strada, di venditori ambulanti di spaghetti, di scrivani. Delle foto di strada, mi ha colpito l’abbondante presenza di insegne in francese: teatri, pasticcerie, caffetterie, ma anche negozi di abbigliamento con insegne e slogan in francese. Erano anni in cui Napoli si contendeva con Parigi il ruolo di capitale europea del jet set, gli scambi culturali e umani tra le due città erano frenetici, e inoltre, nota a margine, il francese era usato a corte come lingua comune tra il principe ereditario Francesco e Maria Sofia, appena arrivata dalla Baviera per il matrimonio, siccome entrambi ignoravano le reciproche lingue.
Poi la sicilia a cavallo tra l’800 e il ‘900, con il barocco dei centri di Palermo e Catania a fare da scenario da sogno per le carrozze, gli abiti e la vita cittadina della belle époque.
Oltre agli immancabili (e arrapanti) quadretti pastorali della Sicilia di von Gloeden, ovviamente anche un bel po’ di rappresentazione della miseria, tra pescatori e scugnizzi napoletani e disperati sopravvissuti del terremoto di Messina.
La mostra mi ha dato un po’ di ossigeno e una breve vacanza dall’imbarazzo di sentirsi salmodiare le parole camorra e immondizia ogni volta che si cita Napoli in presenza di un tedesco. Loro credono di fare battute divertenti, in realtà agitano una lama avvelenata all’interno di una ferita che uno sta cercando di far rimarginare in nome del suo luogo di origine.