“Non sono sempre le circostanze alle quali abbiamo direttamente partecipato che ci toccano di più. […] Nessuna visione di quegli anni oscuri mi aveva tanto segnato come quei vagoni riempiti di bambini ebrei alla stazione… Non li avevo tuttavia visti con i miei occhi, ma fu mia moglie che me li descrisse ancora tutta piena dell’orrore che ne aveva provato. Noi ignoravamo tutto allora dei metodi di sterminio nazisti. E chi avrebbe potuto immaginarli! Ma quegli agnellini strappati alle loro madri superavano già quello che avremmo creduto possibile. Quel giorno credo di aver toccato per la prima volta il mistero di iniquità la cui rivelazione avrebbe segnato la fine di un’era e l’inizio di un’altra. Il sogno che l’uomo occidentale ha concepito nel XVIII secolo, del quale credette veder l’aurora nel 1789, e che, fino al 2 agosto 1914, si è rafforzato col progresso dei lumi e con le scoperte della scienza, questo sogno ha finito di dissiparsi per me davanti a quei vagoni carichi di bambini. E tuttavia ero lontano mille miglia da pensare che andavano a rifornire le camere a gas e i crematori.”

François Mauriac; dalla prefazione a La notte di Elie Wiesel.