Ascolto la anchorwoman nordcoreana che annuncia la morte di Kim Jong-il e mi sembra una prefica, una di quelle donne che nel Meridione venivano pagate per andare a piangere, disperarsi e farsi venire le convulsioni ai funerali di gente che manco conoscevano. Sono state in attività fino al secondo dopoguerra, ma mi dicono che in qualche borgo sperduto della Calabria Saudita ce ne sia ancora qualcuna, mentre a Napoli il fenomeno rimase confinato nell’entroterra più remoto per spegnersi dopo un veloce declino nei primi anni ’60, quando il boom economico permise a chiunque di assicurarsi un corteo funebre in grande stile col tiro a otto e la carrozza barocca. Un popolo plateale nel dolore, quello dell’entroterra napoletano, esattamente come i nordcoreani che, stando a quanto mostrato dalla propaganda del regime, sono due giorni che non fanno altro che piangere all’unisono.

Adoro comunque il tono solenne della anchorwoman. Sembra una di quelle “intro” che aprono gli album dei migliori gruppi epic metal. Campionatela, mettetele una sinfonia epica di Hans Zimmer in sottofondo e la vedrei benissimo in apertura di un’eventuale versione rimasterizzata di Blood of the Kings dei Manowar.

Le andrebbero messi in ogni caso i sottotitoli in inglese, a beneficio dei 25 coglioni di twitter che avevano capito che fosse morta Lil’ Kim.

Qui a Francoforte ha cominciato a nevicare e tutti sono andati in fibrillazione. Adorano la neve, l’atmosfera che porta, il romanticismo della città imbiancata, e non possono fare a meno di manifestare su facebook questo amore per la neve.

Quando vedo la neve, io mi chiudo in casa, convoglio il cinquanta per cento dell’intera produzione energetica tedesca sul mio impianto di riscaldamento e vado subito a controllare il sito dell’aeroporto di Francoforte riguardo a ciò che per esperienza so già: decine e decine di voli cancellati, come per ogni nevicata che io ricordi, perchè questa amena località caraibica non è preparata a quattro fiocchi. Come ogni anno, la proverbiale efficienza germanica è così all’altezza della situazione da tenerti col fiato sospeso fino all’ultimo secondo, fino a quando l’aereo su cui hai posato le chiappe non si è staccato dal suolo. Partirò? Non partirò.