Ho trovato per caso questo filmato su Youtube. Un filmato del cazzo, di poco interesse: un gruppetto di liceali napoletani che giocano con la telecamera, si riprendono mentre dicono minchiate in un appartamento, poi per strada, poi nei corridoi di scuola. Il video è di qualità quasi contemporanea, ma i jeans a vita ascellare e le pettinature dichiarano senza ombra di dubbio gli anni in cui è stato girato.
Un video noioso che difficilmente può mantenere l’attenzione desta per tutti i suoi trenta e passa minuti, ma io l’ho visto e rivisto più volte, perché è stato girato nel mio vecchio liceo, durante quello che, secondo i miei riscontri, doveva essere l’anno scolastico 90/91, molto probabilmente in autunno 1990, mentre io frequentavo il quinto ginnasio. Si era quindi negli anni novanta, ma culturalmente ancora negli ottanta, durante la fase calante dei giubbini di jeans e dei fuseaux che presto avrebbero ceduto il passo ai camicioni di flanella e i capelli sudici incollati sulla fronte.
Nel video, intendo nelle parti girate sotto scuola e poi nei corridoi durante l’intervallo, scorrono tra gli altri parecchi miei compagni di classe che dalla maturità in poi non ho più visto, e questo per me ha avuto l’effetto di un ricordo che si materializza all’improvviso, cancellando in un attimo la sensazione del tempo trascorso: venti anni risucchiati via e l’impressione che quelle scene provengano dalla mia vita di appena ieri, nonostante la difficoltà di ricollocare come ricordo recente il look improponibile di alcune mie compagne di classe (be’, insomma, sono aiutato dal fatto di vivere in Germania, paese dove molte donne ancora si fanno la permanente, e dove Samantha Fox e Kim Wilde ancora riempiono i palasport).
Compaiono anche alcuni dei miei professori, dei quali ho già scritto in precedenza, e la lunga lista di gentili e omaggianti epiteti che viene declamata nella scena girata nei cessi si riferisce alla professoressa di storia e filosofia, docente scrupolosa e serissima ma che, purtroppo per lei, non era particolarmente brava a conquistarsi la benevolenza dei suoi allievi. Questo perché l’improvvisato cameraman (neanche tanto improvvisato, vista la qualità decisamente alta) l’ho riconosciuto come personaggio di spicco della mia sezione, un paio di anni avanti a me.
In quel filmato rivedo alcune persone delle quali ho un ricordo bellissimo, ricordo che però si esaurisce con la fine dell’esperienza liceale, perché delle loro sorti posteriori alla maturità so meno di niente. Boh, la prossima volta che sentirò da qualcuno l’espressione “mi è passata la vita davanti agli occhi” penserò a questo filmato.
Ma io dov’ero? Compare quasi tutta la mia classe in giro per i corridoi, soprattutto le ragazze. E io? Avrei voluto rivedermi, ho esaminato ogni singolo frame di quel video per scorgermi almeno di sfondo o di sfuggita, ma niente. Eppure durante l’intervallo ero sempre a cazzeggiare per i corridoi. Conoscendomi, le possibilità sono due: o stavo facendo filone al bosco di Capodimonte con altri compagni che neanche compaiono (in effetti in quel filmato mancano parecchi personaggi fondamentali), o dopo l’intervallo c’era l’ora di Greco, e quindi ero impegnato a copiarmi freneticamente la versione del giorno da qualche compagna, che poi era sempre la stessa (lei però compare).
Un attacco di nostalgia del genere non lo avevo mai provato.