Qui nessuno ha mai detto che Napoli sia un paradiso terrestre. Da questo blog sono stati lanciati strali frequenti e livorosi verso questa città che ha imboccato un vicolo cieco della storia e si è arenata lontano da tutto e da tutti. Lo si è fatto, però, da napoletano consapevole di meccanismi e logiche del posto e della storia locale. Lo si è fatto paradossalmente con un grande amore per Napoli, e soprattutto con la famosa cognizione di causa, mi si conceda la presunzione, quella cognizione che manca a molti di quelli che in Italia si fregiano del titolo di giornalista, primo fra tutti Giorgio Bocca, per il quale ora Napoli sarebbe un inguaribile cimiciaio popolato da belve. Troppo onore per questo poveruomo assurto indegnamente al gotha del giornalismo italiano, troppo onore è per lui anche la sola possibilità di aprire bocca e pronunciare la parola Napoli, lui che di Napoli non ha mai capito un cazzo e meriterebbe una condanna a riempire pagine e pagine con le parole categoriche di Curzio Malaparte, ma coi verbi coniugati in prima persona: “Non posso capire Napoli, non capirò mai Napoli”.
Una sola volta nella mia vita mi è capitato di tornare in libreria per restituire un libro, una sola volta, perché ho tenuto anche certe schifezze comprate avventatamente. Quell’unica volta ho restituito Napoli siamo noi di questo pseudo scribacchino che andrebbe degradato da giornalista a giornalaio, meglio se edicolante circondato da copie di Cronaca Vera e Stop, a lui più confacenti. Si trattava di una collezione di luoghi comuni risaputi e consumati, buttata su carta da qualcuno che sembrava non aver messo mai piede in città (avevo la prima edizione, nella quale ho potuto leggere cose impossibili e poi corrette nelle edizioni successive per un insperato slancio di pudore, come ad esempio la definizione della tangenziale di Napoli – un’autostrada a tutti gli effetti sulla quale nessuno è mai andato a piedi – come strada con il più alto tasso di scippi della città). Mi proposero di rimborsarmi con un buono da spendere per altri libri, invece volli i soldi indietro, per principio, perché non potevo liberarmi di tale disonestà intellettuale barattandola con qualcosa di meglio, ma dovevo rifiutarla ripristinando lo status quo ante della sensazione di non aver mai speso neanche una lira per la carta straccia pubblicata col nome di Bocca.

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