Ho molta, moltissima fiducia nelle capacità e nelle intenzioni di De Magistris, ma ne ho pochissima nella possibilità che queste possano produrre dei risultati concreti, perché i drammi di Napoli dipendono da mancanze istituzionali che vanno ben oltre Palazzo San Giacomo. Ho fiducia soprattutto nell’entusiasmo trascinante di De Magistris e in un possibile contagio collettivo della sua convinzione di essere in grado, rimboccandosi le mani, di rendere Napoli un luogo normale, perché ciò di cui i napoletani hanno maggiormente bisogno è una significativa iniezione di autostima e fiducia nelle proprie capacità.
La storia di Napoli è caratterizzata da un susseguirsi di piccole catarsi, piccole esplosioni che l’hanno spinta avanti finché l’inerzia si è spenta facendo sprofondare ogni volta la città nella vergogna del degrado. Bassolino è stato una di queste piccole catarsi: la città attraversò il cosiddetto “rinascimento napoletano” con una sensazione collettiva di purificazione dalle degenerazioni passate, quasi divinizzandone l’artefice che poi si è rivelato essere la solita delusione, spingendo ancora di più la città a incastrarsi – come scrive Aldo Masullo – nel suo “deragliamento dalla storia”.
De Magistris è l’ennesimo messia che i napoletani hanno invocato, atteso e ottenuto con la consueta scadenza storica, ora bisogna solo vedere se si tratta del messia non dico giusto, ma meno inadeguato alla soluzione di una catastrofe civica come è la città di Napoli, e se il suo “rinascimento” questa volta sarà più durevole e incisivo. In bocca al lupo, allora.

In verità volevo scrivere soprattutto di “Rosetta” Russo Jervolino, colei che sembra già completamente dimenticata a una manciata di ore dall’elezione del suo successore. Lei sì che è stata inadeguata, siccome sembra non essersi mai resa conto del posto in cui si trovava e del ruolo ingrato che ha dovuto svolgere. La Jervolino non ha mai avuto nessun contatto reale con i problemi di Napoli, ma lasciatemi dire che il suo contatto “irreale”, quasi onirico con la città è stato portato avanti con grande serietà e devozione. La colpa non è stata sua, la colpa è stata di chi l’ha voluta la prima e anche la seconda volta, fidandosi dell’indubbia serietà che contraddistingue “Rosetta” ma fingendo di non vedere la sua totale inadeguatezza. Con la Jervolino sindaco, Napoli ha toccato un livello di degrado che io, nei miei trentacinque anni di vita, non avevo mai visto, eppure non si può avercela con lei: ha messo tutta sé stessa nel tentativo di svolgere un ruolo che lei ha inteso come “materno” nei confronti dei napoletani, senza riuscire a capire che i napoletani invece avevano bisogno di, appunto, un messia.
Inoltre, e scusatemi se è poco, la Jervolino è stata un sindaco attentissimo ai diritti delle persone omosessuali, e l’anno scorso ha camminato per la città in testa al corteo del gay pride nazionale. Non mi risulta che alcun sindaco italiano, di destra o di sinistra, abbia mai fatto altrettanto.
Non mancherà a nessuno, ma per il suo pur infruttuoso impegno merita comunque un “grazie”.