Io non mi intendo di economia, tutto quello che posso dire di Mario Draghi è che ha un aspetto molto signorile. Poi, per un giudizio sul suo operato di governatore della Banca d’Italia, devo fidarmi del coro quasi unanime di voci favorevoli alla sua nomina alla BCE.
Unica che non si esprime, la Merkel.
Voi non lo sapete, ma la Merkel sta attraversando un travaglio di tutto rispetto per questa faccenda di Draghi.
La Merkel è in piena maratona elettorale. Ci sono appena state le elezioni regionali in vari länder, e altre seguiranno nei prossimi mesi (Brema, Mecleburgo-Pomerania e Berlino). Perciò deve stare attentissima alla popolarità sua, e quindi del partito.
In un paese in cui il rapporto della gente con il denaro è – per usare un eufemismo – strano, e la percezione generale che si ha dell’unione monetaria europea è quella di un sistema che obbliga i tedeschi a mantenere economicamente tutti quelli che vivono sulle coste del Mediterraneo, avallare l’investitura di un pericoloso sudeuropeo alla presidenza della BCE non è esattamente una mossa popolare.
Io ho da sempre l’impressione che i tedeschi non si siano mai slegati sentimentalmente dalla loro valuta nazionale, e considerino l’euro una valuta tedesca di cui anche altri paesi stanno beneficiando grazie alla magnanimità del popolo germanico.
Per carità, potrebbe anche essere vero, ma da quello che ho capito non ci sono buone ragioni per preferire un tedesco al posto di Draghi alla guida della BCE, se non questioni di gradimento popolare tedesco. Gradimento popolare basato non sul curriculum e sui risultati della carriera di Draghi, ma solo ed esclusivamente sulla sua italianità. Si tratta di razzismo, no?