Non conosco i dettagli di questa vicenda, non so quanto Francesco Brollo sia dentro alla questione omosessuale, non ho idea di quanto sia stato e sia ancora attivo sul fronte del riconoscimento dei diritti civili, e non metto in dubbio le sue capacità, anzi sarà sicuramente più in gamba di tanti omosessuali che so dirigere in modo disastroso altre sedi di Arcigay, quindi mi limito a una considerazione generica sull’idea di un eterosessuale a capo di un’associazione gay.
Candidandosi a guidarne una, egli lancia un segnale molto negativo, non per la necessità che la comunità gay rimanga un ghetto, ma perché l’intenzione stessa di una persona eterosessuale di dirigere la sezione locale di un’associazione gay è in sé espressione di discriminazione, come a intendere che la comunità omosessuale non è in grado di trovare al suo interno il materiale umano per una dirigenza efficace (e non voglio credere che una città grande come Bari sia sprovvista di persone omosessuali volenterose e capaci di prendere la situazione in mano). Penserei lo stesso di chi si candidasse a dirigere una qualsiasi altra comunità e a promuoverne le istanze senza farne parte, senza essere dentro la cosa, senza viverne quotidianamente i problemi e, nella fattispecie gay, le discriminazioni. Una cosa è lottare al fianco di qualcuno, altro è pretendere di guidarne la lotta dal di fuori o addirittura dal di sopra, perché la dirigenza estranea, per non dire aliena, si impone agli incapaci.
Tornando a Brollo, non mi piace neanche il suo tentativo di stemperare le polemiche in quello che sembra un banale ecumenismo della sessualità, quando dice “vorrei che a nessuno venisse più in mente di chiedersi perché il capo di Arcigay è etero”. Io invece me lo chiedo, come sempre mi chiedo cosa ci sia di sbagliato in quelle comunità o associazioni che invocano un papa straniero.