Parigi telegraficamente:

Un fondant ai pistacchi e uvetta comodamente seduti da Berthillon, sull’Île Saint-Louis.
Un insalatona con dentro l’impensabile da Le Relais Gascon, a Montmartre.
Un “cafe gourmant” a conclusione di una cena da Les Marronniers, nel Marais.
Una toccatina alle tette  (già consunte dalla fede di altri devoti) della statua di Santa Iolanda Gigliotti a Place Dalida.

Per il resto, parlare di Parigi non ha senso e non aggiunge niente a quanto già detto milioni di volte da chiunque altro. Non saremo mica stati i primi a girare come disperati per il cimitero di Père-Lachaise alla ricerca della tomba di Edith Piaf?
In un fine settimana, comunque, da conoscitori appena principianti della ville lumiere, non avremmo visto che i soliti angoli arcinoti se una clamorosa botta di culo dai connotati dell’intervento divino non ci avesse fatto capitare in città contemporaneamente e del tutto inaspettatamente con Miss Brodie, grande conoscitrice dei meandri parigini e sperimentata guida cittadina con la quale già condivido il ricordo di lunghe camminate londinesi, meneghine e napulitane, e che ci ha amorevolmente preso per mano e condotto per i luoghi a lei cari e a noi ignoti.
Io me ne sono andato via da Parigi, una città che ho visitato pochissimo in vita mia, con la solita conosciuta frustrazione del vorrei ma non posso, del desiderio di poterla vivere da cittadino e non da turista. L’aeroporto di Madrid, per esempio, è un altro luogo che ho bagnato con le lacrime amare di questa frustrazione mentre lasciavo la città, e Charles De Gaulle non è stato risparmiato. Mi consolerò con la consapevolezza che, in fondo, tra Francoforte e Parigi ci sono solo quattro ore di alta velocità.
E, a proposito di lacrime amare, vorrei ma non posso e frustrazioni varie, sarebbe tempo di organizzarmi per una visita berlinese, ché sono ormai cinque anni che non metto piede lì. Credo ormai di essermi liberato di quella angosciante sensazione di esule che brucia dal desiderio di rimettere radici in un posto che non lo vuole, e di essere pronto a tornare a Berlino da straniero.