“Dopo venticinque anni in cui ho fatto la vajassa accanto a lui…”, diceva Filumena Marturano immortalando per noi posteri il significato arcaico del termine napoletano vajassa: una serva. Non ho idea dell’etimologia di questa parola che molti usano come sinonimo di vasciajola, abitante dei bassi, ma di certo non si può accusare la Carfagna di averla utilizzata impropriamente per definire la Mussolini, che ovviamente serva non è.
Vajassa, infatti, ha perso nel tempo il suo significato primitivo. La vajassa napoletana di oggi è una donna popolana, sciatta e chiassosa, particolarmente incline alla rissa, sia verbale che fisica (a tal proposito vale la pena di ricordare che il celebre strascino, la rissa alla napoletana per eccellenza, è prerogativa delle vajasse). Siccome questo blog crede che Alessandra Mussolini soddisfi pienamente tutte le sfumature del termine vajassa, non può non essere grato, almeno per una volta, a Mara Carfagna per aver usato oculatamente e quindi portato all’attenzione nazionale questa piccola perla del lessico napoletano, e ad entrambe le due signore della politica dedica un vecchio cavallo di battaglia di Federico Salvatore: Vajass Rap.

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