Niederrad è un quartiere periferico di Francoforte con due anime: una operaia e una da colletto bianco, tenute separate dalla ferrovia suburbana che taglia la zona da nord a sud. A ovest della ferrovia c’è Bürostadt Niederrad, una sorta di centro direzionale fatto di palazzi ipermoderni che sembrano caduti a casaccio dal cielo come se nessun piano regolatore fosse mai stato messo a punto per questa zona. A est c’è il quartiere di Niederrad propriamente detto, zona sorta negli anni ’20 per le abitazioni della classe operaia e divenuta col tempo un dormitorio residenziale quasi turco. È il quartiere di Francoforte dove abbondano i bagni col bidet, segno inconfutabile della passata presenza di italiani nella classe operaia francofortese, ed è anche il quartiere di Francoforte con il reddito medio più basso.
A Niederrad, al numero 33 della Melibocusstrasse, si mangia il miglior hamburger di Francoforte, o forse di tutta l’Assia.
Il Kultimbiss è un chioschetto sulla cui qualità un qualsiasi avventore occasionale non scommetterebbe neanche un centesimo bucato. Si presenta come un qualsiasi take away londinese, ma neanche, perché non ha alcuno spazio interno per i clienti: il banco dà direttamente sulla strada, e ci si siede a mangiare sull’unico tavolaccio di legno corredato ai lati da due ombrelloni. Se piove e tira vento, so’ cazzi.
Si viene serviti dalla proprietaria del chiosco, Fatma, una signora turca che non è mai stata in Turchia, come lei stessa ha tenuto a informarmi. Prende le ordinazioni, invita i clienti a sedersi al tavolaccio, e poi serve di persona il panino, sgattaiolando da dietro il bancone. La gentilezza e il calore con cui tratta gli avventori basterebbero da soli a giustificare l’estrema fidelizzazione della sua clientela, che ogni giorno a ora di pranzo emigra dagli austeri uffici della Bürostadt, attraversa la ferrovia e viene a deliziarsi davanti al chioschetto bisunto del Kultimbiss, snobbando l’offerta degli sciccosi fast food, i ristorantini etnici e l’onnipresente sushi-mobile che costellano il quartiere direzionale. E la clientela fidelizzata è tanta che, sul sito ufficiale del Kultimbiss, si è invitati a evitare di presentarsi tra le 12:00 e le 15:00 se non si vuole aspettare molto in fila.
Basterebbero, ma c’è, appunto, la qualità. L’offerta limitata (hamburger, cheesburger o bratwurst, e per contorno solo patate fritte) ma di grande spessore qualitativo e a prezzi estremamente contenuti ha fatto di questo imbiss suburbano un luogo di culto dove allietare le pause pranzo del centro direzionale più orrendo e decentrato d’Europa, al punto da aver incuriosito e attirato la stampa nazionale in passato.
Ogni tanto mi concedo una pausa pranzo allungata al Kultimbiss di Fatma Michel e mi sollazzo con quelle patatine croccantissime e il cheesburger (doppio se sono in vena, o meglio: se mi sento i jeans non troppo stretti sul culo e, di conseguenza, sulla coscienza).

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