I numeri.
Repubblica scrive trecentomila, la questura dice venticinquemila. Io non sono mai stato particolarmente bravo a contare le folle, ma posso dire che la partecipazione è stata molto più alta di quanto mi aspettassi, e che la fiumana è andata ingrossandosi durante il percorso grazie alla gente che scendeva di casa e si univa alla parata, come accennavo qui. Di certo posso dire che, di tutte le manifestazioni, i cortei, le parate e quant’altro io abbia mai visto di persona a Napoli, il Pride 2010 è stato l’evento più affollato.

L’organizzazione.
Pessima quella del comitato: molte cose giuste sono state dette dal palco, ma davanti a una piazza semivuota, perché non si è stati in grado di trattenere la gente con qualche nome almeno un po’ accattivante. Scarsa, banale, se non perfino patetica la pubblicità dell’evento nelle settimane precedenti. Misera la distribuzione di preservativi. E per il divertimento serale post pride, ovviamente, tutto era in mano alla solita mafietta che gestisce da anni la movida gay napoletana.
Ottima l’organizzazione del comune: un dispiegamento di forze dell’ordine capillare, un’attenzione ai particolari maniacale, una riorganizzazione della viabilità rigorosa. Chiunque si sia reso responsabile di tanta efficienza ha la mia stima. Da una città caotica, pressappochista e arronzona come Napoli, mi aspettavo una catastrofe organizzativa.

I fascisti di merda.
Quelli non mancano mai, solo che questa volta si sono presentati in veste di freakettoni pseudocomunisti e hanno aggredito Anna Paola Concia non avendole mai perdonato il suo tentativo di dialogo con Casa Pound sull’omofobia. Insomma, fascisti di merda che si fregiano di falce e martello ma sempre fascisti di merda che attaccano la libertà di opinione, di azione, di pensiero. Preferirei sedermi a parlare con uno qualsiasi di Casa Pound piuttosto che con un pulcioso fascista di merda come quelli lì.

I carri.
Non ne ho visti molti. Questo pride per me è stata anche l’occasione per rivedere molti amici storici che la lontananza mi costringe a incontrare con frequenze pluriennali, e quindi ho passato il tempo con loro invece di fare su e giù lungo il corteo. In testa alla parata, il carro migliore era senza dubbio quello dell’associazione I-Ken.

Gli incontri e gli amici.
Molti amici, alcune sòle, tanto calore.
Intanto è arrivata Miss Brodie da Milano, giusto in tempo per fare un consueto giro per Sanità, Stella, San Potito e il Cavone prima di andare al pride. Ci tenevo che venisse. Un pride a Napoli senza la Miss per me è impensabile. Grazie Miss. Questo blog è felice di aver passato la giornata del pride in sua compagnia.
E poi amici storici, gente che non vedevo da una vita, famiglia, cugini, sorella, nipote. Gente che, pur non essendo direttamente interessata dalla questione dei diritti dei gay, ha fatto sforzi di tutto rispetto per esserci e stare con noi.
E poi certe demoralizzanti assenze.

Il sindaco.
Rosa Russo Jervolino ha camminato in testa al corteo. Lo avete mai visto a Roma, a Milano? Io l’ho visto solo a Berlino, il sindaco che scende dal municipio e partecipa alla parata.

Il vescovo.
Non si è sentito fiatare, per fortuna.

I napoletani.
Incredibilmente calorosi, coinvolti, felici. Hanno trasformato la parata in un pride di tutti. Non avevo mai visto una tale partecipazione popolare a un gay pride. Sarà la naturale tendenza dei napoletani a fare casino e a buttarsi laddove c’è da divertirsi, ma l’impressione è stata di una grande consapevolezza, di un grande rispetto, di una grande solidarietà. E sto parlando dei napoletani veri, quelli del borgo di Porta Capuana, del Mercato, del Centro storico, sto parlando delle vasciaiole, delle vrenzole, dei disoccupati, dei parcheggiatori abusivi, mamme coi bambini, persone anziane. Si chiedeva, si cercava di capire, e dietro tante risposte tutte diverse il concetto era sempre “siamo tutti uguali”.
Io vi avevo avvisato che sarebbe stato così, e tuttavia sono stato sopraffatto dall’incredulità. Una roba da commuoversi. I napoletani mi hanno dimostrato di essere molto più avanti dei politici e delle istituzioni. Da ieri sono ancora più fiero di essere napoletano, davvero. Poi tornerò a recriminare sui mali di questa città, ma per favore, ora lasciatemi sbandierare un po’ di sano orgoglio per essere nato e cresciuto in una cultura che ha saputo essere accogliente e aperta in un’occasione del genere.

Le foto.
Tutte qui. Poche, ma belle.