Visto che Como vuole passare al Canton Ticino, sparo la mia previsione delle sorti immediatamente future dell’Italia.

Province di Aosta, Verbania, Varese, Como al Canton Ticino, Sondrio al Canton Grigioni. Con l’ammissione alla cittadinanza elvetica di un consistente elettorato leghista verrebbe meno la coesione sociale svizzera, che si disintegrerebbe risolvendo finalmente un buco geopolitico dell’Unione Europea. Disciolte ben due nazioni, i leghisti comincerebbero a pensare in grande e punterebbero all’abbattimento definitivo dell’Unione Europea, per poi ipotizzare un’uscita del Pianeta Terra dal sistema solare, che vedono troppo sbilanciato a favore delle regioni costiere.

Piemonte e Lombardia residui si unirebbero con Liguria e Emilia a formare una nazioncina federale con motto “se no da soli che cazzo facciamo?” à la Bosnia e Herzegovina.

Gli altoatesini guiderebbero la rivoluzione tirolese per l’indipendenza dell’intera regione anche dall’Austria. Dopodiché nel Tirolo libero  si instaurerebbe un regime di apartheid per i tirolesi di lingua italiana, che promuoverebbero una controannessione dei comuni a maggioranza italiana alla provincia di Trento, la quale, nel frattempo, vistasi sola e abbandonata da tutti, non ha potuto fare altro che annettersi alla costituenda Repubblica Serenissima insieme al Friuli e alla Venezia Giulia. Trentini, Friulani e Giuliani, però, impauriti da una Venetia troppo centralista, invocherebbero federalismo o secessione.

I toscani continuerebbero a sentirsi i veri italiani e non si rassegnerebbero alla dissoluzione della nazione della quale per oltre un secolo si sono definiti la quintessenza culturale e linguistica. Quindi la Toscana, e solo lei, conserverebbe il nome di Repubblica Italiana e, nonostante le insistenze dell’ONU, si rifuterebbe di riconoscere tutti i neostati della Penisola, reclamandone l’intero territorio. Già che c’è, invaderebbe e occuperebbe l’attuale Tuscia.

Lazio residuo, Umbria, Marche e Romagna sapete già che fine farebbero, vero? Poveri gli abitanti. Tremo solo al pensiero della loro esposizione sempiterna alle onde elettromagnetiche di Radio Vaticana, i cui tralicci venrebbero piantati con densità 30/kmq in fretta e furia per consentire a tutta la popolazione di seguire in diretta le celebrazioni del reinsediamento del pontefice al Quirinale. Il rifondato Stato Pontificio diventerebbe immediatamente l’unico caso europeo di reintroduzione di: monarchia assoluta, pena di morte, reato di apostasia, pene corporali.

La Sardegna se la godrebbe, e convincerebbe la Corsica a unirsi in una via di mezzo tra confederazione insulare e paradiso fiscale. Berlusconi si trasferirebbe definitivamente a Villa Certosa.

Il Sud rimarrebbe integro, non per coesione sociale ma per inerzia, perché nessuno muoverebbe un dito per organizzarsi. Nell’impossibilità di riciclare i vecchi e ormai inadeguati nomi del territorio (Magna Graecia? Due Sicilie? Regno Borbonico? Naaaaaa), si stabilirebbe pacificamente di non nominarlo affatto. Nessuno avrebbe voglia nemmeno di reclamare i vecchi territori borbonici del Basso Lazio e dell’Abruzzo Ulteriore che ora sarebbero parte dello Stato Pontificio.
In breve l’economia del Sud spiccherebbe il volo e tornerebbe ai fasti prerisorgimentali grazie al ruolo di rilievo mondiale che esso assumerebbe nel settore dello smaltimento dei rifiuti tossici. Questa importante voce del PIL del Sud, inoltre, sotto gli sguardi ammirati del resto d’Europa risolverebbe anche l’annoso problema del sistema pensionistico: l’età pensionabile sarebbe 65 anni, ma l’aspettativa di vita 40.

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