Prendete una coppia felice, una di quelle coppie in cui l’amore e il senso di appartenenza sono così profondi da generare una forza da leoni e spingere a lottare contro tutte le forze avverse, una di quelle coppie in cui il bisogno di condividere la quotidianità prevale sulla paura dei pregiudizi e dell’odio.
L’avete presa?
Ora dividetela per sempre con la forza, senza alcun motivo se non quell’amore stesso. Provate a rendervi responsabili di questa cattiveria diabolica. Avrete ottenuto questo.
Steven Monjeza e Tiwonge Chimbalanga sono stati accusati di amarsi, e condannati a quattordici anni di lavori forzati.
Surreale, dite?
No, non è surreale. È la religione.
E non si provi nemmeno a contestualizzare il caso nell’arretratezza culturale del Malawi, perché la nostra localissima chiesa cattolica è allegramente avviata in quella direzione.
Proprio qualche giorno fa Ratzinger ha ricordato urbi et orbi che l’omosessualità è una minaccia per la società, esattamente poco dopo che il suo servo Bertone aveva collegato i gay a quello che oggi è considerato il reato più ignobile e odioso.
Questa è la religione e questa è la chiesa.
Il prossimo che mi chiede di essere tollerante con il fervore religioso altrui, me lo mangio a morsi. Per una questione di rispetto per Steven e Tiwonge.

Steven Monjeza e Tiwonge Chimbalanga