Un giro veloce per il centro non sono riuscito a farlo, fatta eccezione per una rimpatriata con amici storici sabato sera: pizza da Di Matteo e gelato da Bilancione, come vuole la regola.
Ho fatto però due passi per il Vomero, quello che vorrebbe essere il quartiere dell’alta borghesia napoletana, ma anche per Mergellina, Fuorigrotta, Posillipo e il Mercato. Tutto versa in uno stato di degrado indegno delle potenzialità e della storia di Napoli. Marciapiedi sudici, strade disastrate, palazzi sporchi, aiuole trasformate in immondezzai. Il culmine è raggiunto da piazza Mercato, con tutte le sfingi delle fontane decapitate, cumuli di immondizia ovunque e la vicina chiesa di sant’Eligio Maggiore (gotica, del 1200) completamente vandalizzata e imbrattata. Una piazza trasformata nel set di un film di fantascienza postapocalittica.
Probabilmente è sempre stato così, e io vedo più degrado degli altri perché ormai sono viziato dalla cura maniacale che i tedeschi hanno del decoro urbano (in questo salottino tirato a lucido che è Francoforte, poi…), ma la sensazione è quella di un abbandono totale, di una resa definitiva di chi dovrebbe amministrare Napoli, ed è tale che ormai non mi frega più così tanto che una Carfagna qualsiasi possa candidarsi a sindaco e stravincere le elezioni comunali. Non vedo come si possa amministrare la città peggio di come lo è al momento. E tutto questo mentre è in corso il Maggio dei Monumenti, che dovrebbe essere l’alta stagione del turismo napoletano.
Camminando in mezzo a questo degrado immondo ho pensato al mio collega di Bremerhaven e a sua moglie, la giapponese, che da mesi progettano di venire a Napoli e visitarla insieme a me. Colpa anche mia, che gliel’ho decantata un po’ troppo: il centro storico a pianta greca, i palazzi antichi, il barocco, il sole, il mare, il cibo e via stereotipando, e ora invece mi ritrovo a immaginare con tantissima vergogna la prospettiva di portarli in giro per questa cloaca fetente che non ha esempi di pari degenerazione in tutta Europa. Ogni volta che quei due tornano sull’argomento Napoli, io tergiverso. Chi ha il coraggio di accoglierli in una città ridotta in questo stato?
Non ho avuto neanche forza e voglia di fare due fotografie, altrimenti mostrerei qui le montagnole di immondizia che ancora caratterizzano il paesaggio urbano nel quartiere di Secondigliano, alla faccia dell’orgoglio con cui Berlusconi sbandiera la risoluzione della crisi dei rifiuti.
Oggi sono tornato a Francoforte. Non posso dire di essermene andato con piacere, ma neanche sarei rimasto volentieri. Sono stato benissimo in questi tre giorni perché completamente immerso nella dimensione vacanziera. Le passeggiate, gli amici, le rimpatriate, le risate. Tornare a combattere con la quotidianità della vita napoletana e con quel sudiciume per me sarebbe un suicidio.
Che bella schifezza, se si considera che quello è il posto in cui sono nato e cresciuto e al quale, nonostante tutto, sento fortemente di appartenere.
E in tutto questo, Dio è morto.

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