Buona notizia: la Lufthansa ha finalmente un volo diretto operativo tra Napoli e Francoforte. A quanto pare, solo da maggio a ottobre, ma è già un miracolo, via.

Buona notizia: io lo dicevo che qualcosa stava lentamente cambiando negli ultimi anni. Mica mi è sfuggito che gli italiani applaudono sempre meno. All’atterraggio di questo volo a Napoli ha regnato un silenzio degno di cattedrale gotica. Quindi c’è speranza per il futuro. Rimane comunque il caos dell’imbarco che lascia i tedeschi basiti. A Francoforte una numerosa famigliola napoletana distribuita per tutto il velivolo ha sovvertito l’ordine degli imbarchi teutonici riorganizzando chiassosamente l’assegnazione dei posti per radunarsi e sedere insieme. E quindi? E quindi niente, non mi frega del casino che fanno gli italiani a bordo, ma dovreste vedere certe facce che fanno i tedeschi (del tipo “passi la Grecia, ma quando falliranno questi trogloditi qui, col cazzo che avranno i miei euro”).

Buona notizia: oggi è giorno festivo in Germania. È l’Ascensione. Uno dei pochi del 2010 che non cade di sabato o domenica (per uno strano caso i giorni festivi tedeschi si susseguono quasi tutti in multipli di sette, quindi capitano le annate nere). Per questo ho approfittato del fine settimana lungo e sono zompato sull’aereo per Napoli. In un ufficio italiano avrei dovuto faticare per avere anche il venerdì libero a scapito di altri colleghi. Dei miei colleghi tedeschi, invece, a nessuno interessava minimamente questo concetto tutto italiano di “ponte”.

Cattiva notizia: il primo volo della Lufthansa con un A380 diventerà operativo solo il 26 giugno sulla tratta Francoforte-Johannesburg, ma molte altre compagnie hanno già varato questo transatlantico volante, perciò speravo di vederne finalmente uno da vicino in qualche piazzola dell’aeroporto di Francoforte, ma nisba. E dire che FRA è uno dei pochi aeroporti che hanno un terminal attrezzato per gli imbarchi su due piani. Nel frattempo leggo su Airline Route che Air France lo userà momentaneamente sulla brevissima tratta Parigi-Londra per addestrare il personale. Temo che questo aereo non si poserà mai su suolo italiano.

Cattiva notizia: appena arrivato, sono andato a prelevare mio padre nell’ospedale pubblico dove era ricoverato per accertamenti di poco conto. Sembrava un convento. Ovunque crocifissi, madonne di Fatima e di Lourdes, santi di ogni razza e specie, gigantografie di san Giuseppe Moscati, calendari di padre Pio, edicole votive. Ma questo è niente. Mio padre ha riferito che a una certa ora, ogni mattina, una suora si piazza in corridoio e dirige il rosario al quale rispondono i degenti in coro dalle loro stanze, senza doversi scomodare a radunarsi da qualche parte. La povera suora poi passa al piano successivo. A fine giornata deve essere sfinita e con la gola arsa. Si sta parlando di un ospedale pubblico, non dimentichiamolo. Messo finalmente piede in casa, poi, faccio il solito esperimento che caratterizza ogni mio rientro in Italia: accendo il televisore e do tempo massimo cinque minuti al TG1 per mostrare il papa. Battuto ogni record: appena sintonizzato era già lì inquadrato in quel di Fatima. Si sta parlando di un canale televisivo pubblico, non dimentichiamolo.

Buona notizia: solo tre giorni, e me ne vado.