Negare, negare sempre, mai concedere all’interlocutore il beneficio del dubbio, mai presumere neanche vagamente la sua buona fede, anzi insinuare sempre la sua mala fede, focalizzare stupidamente su dettagli accidentali, farlo rosolare per bene nella frustrazione di star parlando con un muro. La Carfagna sta imparando benissimo il mestiere di politicante come si usa in Italia. Ha una carriera garantita.

Ma ho come il sospetto che la sua infima dialettica della frustrazione, più che studiata, sia una conseguenza non voluta di un deficit intellettivo da oca giuliva che l’avrebbe lasciata a scrollare zizze e agitare chiappe davanti a una telecamera di Mediaset, se il sultano non l’avesse voluta tra le sue favorite.

E, per favore, non parliamo della possibilità che possa aspirare alla conquista di Palazzo San Giacomo, perché io mi sento male solo al pensiero. Meglio perfino la Mussolini. Ho detto tutto.