Stamattina in sala di attesa dalla dentista ho sfogliato un corrispettivo tedesco di Altroconsumo, su cui era pubblicato un articolo sull’olio extra vergine di oliva. Venivano comparate svariate marche di olio di oliva, con composizione, voti eccetera. Nessuna marca italiana ma molte marche tedesche di olio prodotto in Italia, Spagna e Grecia.
Dall’articolo risultavano trionfare per qualità le marche che utilizzano olio di oliva di provenienza italiana. Ma non era di campanilismi gastronomici che volevo scrivere.
È che il lungo articolo ha una conclusione raccapricciante: “In definitiva, solo l’olio di colza è più sano dell’olio extra vergine di oliva”. Nell’impeto del mio raccapriccio ho avuto la visione di questi fiorellini gialli di colza che in primavera ricoprono il suolo agricolo di mezza Germania, e ho capito perché quest’olio dal fetore nauseabondo, sia usato così tanto sia nell’industria alimentare tedesca sia nelle cucine dei tedeschi stessi, mentre in altri paesi trova utilizzo esclusivamente come carburante (il cosiddetto biodiesel): non solo costa quattro soldi, ma a ‘sti poveri tedeschi stanno pure raccontando che fa benissimo.
Io ho una bottiglia di olio di colza biologico comprato per errore quando ancora non sapevo che Raps vuol dire colza. Sta lì in cucina intatta, ché quando faccio il tentativo di aprirla si sprigiona un afrore da fossa biologica di sanatorio per gastroenteriti. Sarà l’odore dell’acido erucico.