C’è un nero sui quarantacinque, distinto, ben vestito, che deve abitare qui in zona perché nell’arco di un anno mi ha fermato due volte per strada, ed entrambe le volte mi ha proposto con estrema gentilezza e tatto di salire a casa sua e scopare, senza tanti giri di parole.
In entrambi gli episodi ho rifiutato la proposta con altrettanta gentilezza, soprattutto la seconda volta, qualche settimana fa, ché avevo le buste della spesa e mi urgeva ficcare i filetti di merluzzo surgelati nel freezer. In verità sono stato colto così di sorpresa che il motivo del rifiuto è stato proprio “guarda, devo andare a casa perché mi si scongelano i surgelati”, e a questo punto non so chi dei due era più convinto che l’altro fosse fuori di testa. In ogni caso l’africano in questione è fuori dal range anagrafico in cui mi scelgo con chi fare la famosa conoscenza biblica, range che difficilmente va oltre i cinque anni di differenza con me, sia a salire che a scendere.
L’ approccio direttissimo usato da costui è impensabile per la cultura tedesca, visto che in Germania si tergiversa parecchio prima di arrivare a smutandarsi a vicenda (a meno che l’intenzione non sia dichiarata senza ombra di dubbio sul profilo di Gayromeo o recandosi in locali appositi per accoppiamenti e/o promiscuità varie), e infatti il tale non è tedesco, perché mi si è rivolto in inglese con un leggero accento francese. Chissà da dove viene.
Il francoafricano, però, mi ha spinto a fare due riflessioni.
La prima: il gaydar esiste e funziona, perché io non ho scritto “frocio” in fronte, anzi la scarsa evidenza come gay è una lamentela che ricorre spesso nelle descrizioni che faccio di me stesso, e le addebito innumerevoli occasioni perse.
La seconda: il giudizio parecchio negativo che ho dato d’istinto a questo tipo di approccio (“che troia”) deriva probabilmente da una sessuofobia interiorizzata che avrò ereditato dalla morale della cultura in cui sono cresciuto.
Ripensandoci, il tale non è stato volgare, non ha usato alcun tipo di aggressività, ha fatto una proposta con estrema cortesia, con altrettanta cortesia ha incassato la risposta negativa, mi ha augurato buona giornata con una stretta di mano e un sorriso e ha proseguito per la sua strada. Non ho provato fastidio, anzi il mio ego, dolente di per sé, ha giovato di un’inaspettata botta di narcisismo. Eppure ho pensato “che troia”.
Dopo un breve rimuginare, però, ho concluso che l’africano è un passo avanti al resto della società, e che sta lavorando per un mondo libero da qualsiasi straccio di sessuofobia, dove ci si possa proporre di scopare tra amici, conoscenti, colleghi e estranei con la stessa scioltezza con cui si proporrebbe di andare bere una birretta.
Per farla breve, sono incappato in una incarnazione reale, in chiave afro-frocia e meno sboccata, di Samantha Jones. Oppure in uno squilibrato. Fatto sta che da questo incontro mi chiedo come sarebbe bella la vita se tutti si vivesse il sesso così, se potessi proporre a un collega una sveltina nella toilette dopo pranzo invece di scendere a prendere il caffè, e magari mandare giù il rifiuto senza tanti drammi, come se fosse appunto “niente caffè oggi, ho quel report da sbrigare urgentemente”. “Niente pompino, grazie, ho un meeting tra dieci minuti”.
Devo beccare di nuovo quel nero, assolutamente. Voglio che mi spieghi un paio di cose.