Capodichino. Lavori in corso. Sta prendendo lentamente le sembianze di un aeroporto degno di stare in Europa, anche se non ha spazio per ingrandirsi e rimarrà per sempre drammaticamente piccolo e inadeguato a una metropoli come Napoli.
Ha comunque una caratteristica che lo rende unico: il fornitore di paste e pastarelle dell’Autogrill al primo piano è Scaturchio, e quindi uno si rifornisce di sfogliatelle prima di partire.

Lufthansa Italia. Nata come longa manus della Lufthansa sul mercato italiano dopo che questa ha perso la sua alleanza con Air One.
Nonostante Lufthansa in Italia possegga già Air Dolomiti, un mio conoscente lufthansiano qui a Francoforte (come giri giri, a Francoforte ogni frocio conosce almeno tre assistenti di volo della Lufthansa) mi ha spiegato che gli italiani impazziscono per la compagnia tedesca e già molti di loro sono troppo fidelizzati per indirizzarli su Air Dolomiti. Del resto ci sarà un motivo se io, per queste vacanze natalizie, a parità di tratta, ho scelto di pagare cinquanta euro in più pur di volare con Lufthansa e NON con Alitalia.
Napoli – Milano Malpensa è il mio primissimo volo con Lufthansa Italia. Un po’ deludente. La casa madre tedesca ha mandato in Italia vecchi airbus un po’ male in arnese per inaugurare la controllata italiana, e nonostante una vaga italianità mostrata qua e là (le bandierine italiane sui poggiatesta, e i panini con la mortadella!), l’equipaggio è un’allegra combriccola di tedeschi che hanno mandato giù una serie di espressioni standard in Italiano, e gli aerei volano con certificato tedesco (ma arriverà quello italiano in pochi mesi).
L’accoglienza a bordo comunque rispecchia gli alti standard della Lufthansa. Una delle assistenti mi sbrodola una cinquina di minuti di complimenti per il mio tedesco (ma non me ne faccio un vanto: basta recitare un paio di convenevoli nella sua lingua, e qualsiasi tedesco si spertica di meraviglia e complimenti).

Malpensa. Visto che la giornata è all’insegna dei battesimi, dopo Lufthansa Italia faccio il mio trionfale ingresso, per la prima volta in vita mia, nell’aeroporto di Malpensa. Che orrore. Dimostra molti più anni di quanti ne ha. Certo non arriva ai deprimenti livelli terzomondisti di Fiumicino, ma è sconsolante girare in un aeroporto che sembra costruito nei primi anni ’70 sapendo che invece è stato inaugurato appena undici anni fa.
In compenso ha bei negozi, ma a me mi fanno un baffo. Con le sindromi da shopping compulsivo ho già dato a Napoli per tre settimane di seguito.
In scompenso, non ha un’area fumatori, e siccome sono nuovamente preda del vizio, e il mio volo per Francoforte accumula ritardo su ritardo, ripeto per ben due volte il controllo ai raggi x per andare a sfumacchiare all’aria aperta.
Parte dell’attesa (che diventa di sei ore) viene allietata dall’arrivo della Miss, che risponde alla mia disperata richiesta di compagnia per uno scalo che inizialmente doveva essere di tre ore, e mi raggiunge fino a Malpensa per due chiacchiere davanti a un caffè e una sfogliatella di Scaturchio.

In volo. Malpensa – Francoforte con Lufthansa, quella tedesca. Si torna alla germanicità: a bordo danno tramezzini di pane di segale e wurst, altro che panini con la mortadella. Accanto ho due coatte milanesi griffatissime e fornite di stampa scandalistica di cui commentano con con grande severità e serietà ogni virgola. Le sentenze peggiori se le becca il nuovo taglio di Noemi Letizia. Dietro, comitiva ancora più coatta di una dozzina di russi che si comportano come se avessero preso un volo per la prima volta in vita loro. Trattano le assistenti di volo come delle bibitare, generano casino come se stessero allo stadio, appena l’aereo tocca terra si alzano in massa e aprono le cappelliere con somma incazzatura del comandante espressa via altoparlante. A un certo punto gli squilla anche un telefonino. Perfino le due coatte milanesi si indignano per il comportamento dei russi, e bofonchiano alludendo alla presunta responsabilità di non ho capito chi (mi pare di aver capito Prodi, ma non ci giurerei), che avrebbe permesso l’ingresso della Russia in Europa (!!).
Il volo (affollatissimo perché raccoglieva svariati profughi da precedenti voli cancellati per il maltempo) è durato una quantità immonda di ore, a causa di un girotondo estenuante sopra Stoccarda in attesa che riaprissero l’aeroporto di Francoforte, chiuso per tormenta. Dal finestrino, il buio puntellato di lucine allineate nell’affollato girotondo stoccardiano causato dalla tormenta francofortese. In cabina, le due coatte milanesi letteralmente terrorizzate dalla prospettiva di dover atterrare a Stoccarda e dal timore di essere abbandonate lì al loro destino nella steppa del Baden-Wurttenberg.

Francoforte. Riesco a mettere piede in casa alle nove e mezza di sera. Ero uscito di casa a Napoli alle sette e mezza del mattino credendo di doverci impiegare sei ore in tutto. Ce ne ho messe quattordici, per volare da Napoli a Francoforte. Una giornata della mia vita risucchiata tra una economy class della Lufthansa e due negozi di Malpensa.
Francoforte comunque è ricoperta di neve e intrappolata in una morsa di gelo siberiano. O mi invento qualcosa, o il countdown all’inizio della primavera mi renderà infernali i prossimi tre mesi.

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