1.
Ho una collega friulana che lavora in un’altra sede dell’azienda, e con la quale da mesi ho frequenti scambi di mail per questioni lavorative.
Oggi l’ho sentita per la prima volta al telefono e lei, con una risata, ha confermato la mia sensazione di avere un fortissimo accento napoletano. E poi ha aggiunto che il mio accento è “bellissimo”, mitigando inconsapevolmente quella depressione narcisistica che accompagna il mio timore di parlare come uno dei Trettré.
Perfino quando parlo in inglese temo che si senta quell’ondulazione sbracata di toni alla napoletana. Credo di sentirmi libero dall’accento napoletano solo quando parlo in tedesco.
Sono pronto a scommettere che questo complesso dell’accento sia dovuto a una sorta di napoletanofobia interiorizzata e alla paura del pregiudizio altrui sulla cultura napoletana.
Poi mi basta ascoltare Rosalia Porcaro e mi riconcilio con l’accento napoletano, sentendomene a tratti perfino fiero.

2.
Il bilinguismo di mia nipote è diventato il tema centrale del settanta per cento delle discussioni della mia famiglia. Seguirne l’evoluzione è interessantissimo e sorprendente.
A meno di un anno ha cominciato a spiccicare le prime parole sia in italiano che in tedesco, spesso confondendo le due lingue (memorabile la questione del “grazie” che diceva spesso, soprattutto quando vedeva il gatto, che in tedesco si dice “katze”).
A due anni aveva già diviso l’umanità in parlanti tedeschi e parlanti italiani, catalogando ogni individuo nella giusta sezione linguistica e parlandogli poi nella lingua dovuta. Unico problema: i bambini. Andando in un asilo tedesco, e avendo a che fare solo con bambini tedeschi, pensava che tutti i bambini parlassero tedesco. Quindi, quando andava dai nonni a Napoli, pretendeva di parlare in tedesco con i suoi coetanei napoletani.
Ora, a tre anni, il problema è risolto. Ha imparato a distinguere le due lingue come due sistemi di comunicazione sovrapponibili ma non interscambiabili. E traduce perfino, se le viene chiesto di farlo.
Ovviamente il bilinguismo assoluto non esiste, e la lingua madre è sempre una sola. Nel caso di mia nipote sarà certamente il tedesco, siccome lei è nata e crescerà in Germania.

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