Io sono molto grato al parlamento italiano, perché vivere in un paese straniero comporta momenti di demoralizzazione, e episodi come l’affossamento della legge contro l’omofobia rendono indubbiamente più confortante la permanenza lontano dall’Italia, pur con tutta l’amarezza per chi ci è rimasto. Un altro po’, e io potrei pensare di modificare il mio stato di immigrato in quello di asilante.
La cantilena che hanno imparato tutti è quella della discriminazione inversa, e ora tutti in coro ti dicono che “non è più grave aggredire un omosessuale”, la qual cosa corrisponderà al vero quando un eterosessuale sarà stato aggredito in quanto eterosessuale. Lo sanno benissimo anche loro, ma la menzogna in questione ha un buon riscontro oratorio, è autoreferenziale e fornisce agli omofobi, velati o espliciti che siano, una svelta legittimazione della loro deficienza – della loro stronzaggine, fatemelo dire – senza doversi sobbarcare la fatica di mettere all’opera empatia, comprensione e la stessa carità cristiana di cui si fanno ipocriti promotori.
La Binetti, di suo, aggiunge il timore che le sue opinioni sull’omosessualità possano diventare reato. E sarebbe anche ora, visto che non già opinioni del genere, ma la loro promozione è reato in paesi che con molta più ragione dell’Italia possono definirsi democratici.
Quello che è successo ieri alla Camera è di una gravità inaudita. È l’odio per la diversità, mai mancato in Italia, che si ufficializza a livello istituzionale.
Io detesto la parola “odio”, ma mai come ora ho provato odio. Per la Binetti, per Casini, per tutti i parlamentari che hanno sostenuto e approvato la pregiudiziale con motivazioni consapevolmente false, pretestuose, ideologiche e molto oltre il limite dell’oltraggio alla dignità delle persone omosessuali.
Zoofilia. Necrofilia. Incesto. Pedofilia.
Purtroppo a tutto ciò si aggiunge la rabbia di sapere che a questi meschini subumani non tornerà mai in faccia la merda che stanno gettando su di noi, perché stanno colpendo a raffica una minoranza inconsapevole, non compatta e socialmente sottomessa, a dispetto della fantomatica lobby omosessuale contro cui dichiarano di combattere.
Che vergogna. E provo ancora più vergogna quando penso che qui a Francoforte, nell’azienda dove lavoro, viene ricordato perfino in bacheca che la discriminazione per questioni legate all’orientamento sessuale è perseguita per legge.