Italiano: chiudere / chiuso
Spagnolo: cerrar / cerrado
Napoletano ‘nzerra’ / ‘nzerrato

Italiano: asciugamano
Spagnolo: toalla
Napoletano: tuvaglia (v quasi muta)

Sulla via del Prado ieri mattina ho dovuto rinunciare a prendere la mia rosquilla de alcalà quotidiana nella migliore pasticceria di Madrid (così dice la Time Out, ma sono sicuro che la Rough Guide avrebbe un parere diverso) perché il negozio ha preso fuoco proprio quando sono arrivato io. Ho fatto delle foto ai bellissimi pompieri, mentre una coppia di vecchietti tedeschi divertitissimi ha filmato tutto.

Il Prado. Cosa posso dire del Prado? Posso mai mettermi a snocciolare una per una le opere più importanti di quel museo? Suvvia, googlate “prado” e troverete la collezione permanente. Da parte mia saprete solo che ci ho messo tre ore e mezza per uscirne, e che di tutte le opere conserverò un ricordo emozionante del Giardino delle delizie di Bosch (“Aion” dei Dead Can Dance), il Trionfo della morte di Bruegel (“Greatest Hits” dei Black Sabbath) e tutti i dipinti della Quinta del Sordo di Goya.
E poi vabbe’, nessuno mi toglierà più dalla mente il ricordo grottesco della Santissima Vergine Maria Madre di Dio che spruzza il latte da una tetta direttamente nella bocca di San Bernardo in San Bernardo e la Vergine di Alonso Cano (‘600).

Avrei dovuto andarci coi due bradipi, al Prado, solo che loro hanno rimandato la visita al tardo pomeriggio, perché dopo le sei l’entrata è gratuita. Io invece, da bravo tedesco, avevo già comprato il biglietto giorni prima, e quindi ci sono andato di mattina, scoprendo che questa trovata dell’entrata gratuita due ore prima della chiusura concentra in un breve lasso di tempo le masse di spilorci e permette a noi snob paganti di aggirarci per le sale del museo in un religioso silenzio e calma assoluta.

La sera prima del Prado ho visto le drag queen in un locale della Chueca. Bellissime, professionalissime e, ovviamente, favolose. Poteva mai essere diverso? Riflettono anche loro il misto di spontaneità e sensualità della metropoli madrilena. E sono riuscite a fare una cosa che voi umani non potete neanche immaginare di fare: farmi ridere.
Vorrei passare ancora una decina di sere nella Chueca prima di risprofondare nel baratro dell’apatia francofortese, e invece domani ho il volo di ritorno. Vorrei vedere ancora un sacco di volte le drag queen della Chueca e pensare: meno male che esistono i froci e tutta la cultura che gli ruota intorno, perché altrimenti io mi ammazzerei dalla noia.

Oggi ci siamo messi in macchina. I bradipi ne hanno affittata una e siamo andati al Monastero dell’Escorial. Una gita fuori porta che si è risolta in un pellegrinaggio neoborbonico sulla tomba di Carlo III.
Il monastero è imponente. Arrivando da lontano lo si vede sul fianco della collina come un’enorme roccaforte. La basilica all’interno del monastero, pur essendo essenzialmente spoglia, e non certo la chiesa più grande in cui abbia messo piede, dà una sensazione di maestosità mai provata prima (poi qualcuno deve spiegarmi questa paranoia tutta spagnola del divieto di fotografare anche senza flash all’interno di qualsiasi museo/sito/chiesa). Il museo contiene molte opere di Tiziano, una di Tintoretto e una sala dedicata solamente a Luca Giordano. Gli spagnoli godono della proprietà di volte affrescate meravigliosamente da Luca Giordano. Ce le avevamo anche noi, gli affreschi di Luca Giordano, ma purtroppo gli americani li hanno ridotti in polvere nel ’43.
L’Escorial ospita anche il pantheon dei re spagnoli, con le tombe di quasi tutti i sovrani della Spagna.
Ritornando dal monastero lungo l’autostrada, Madrid appare, scompare e poi riappare tra le colline di questo territorio ondulatissimo. La visione della città da questo punto di vista, considerando anche lo spleen dell’approssimarsi della partenza, mi ha messo in uno stato di vaga nostalgia. Avessi vent’anni e niente da perdere, starei già facendo di tutto per rimanerci (ma si tratta di un innamoramento appassionato che ho provato per molte altre città alla prima visita, quindi è un sentimento della cui vacuità sono pienamente consapevole).

Ho ancora un giorno quasi intero per continuare a gironzolare per Madrid, ma sto già verificando nei miei programmi futuri quando e come posso tornarci, anche solo per un fine settimana.
Cammino per questa città e ogni tanto, mentre sono concentrato su qualcosa, mi sorprendo a dirne tra me e me il nome: “Madrid”.
Che è una parola molto sensuale, esattamente come la città.

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