Ho capito che qui a Madrid si può sviluppare una dipendenza per la rosquilla, una specie di ciambellina di pasta sfoglia ricoperta da una glassa gialla che sa di tuorlo d’uovo e zucchero. Stamattina ho tradito il vecchietto dei churros di fronte all’albergo e sono andato a cercare una pasticceria per soddisfare immediatamente il limite quotidiano di una rosquilla, e non più di una, che mi sono imposto. Sono sicuro che se sperimentassi anche il resto degli innumerevoli dolci locali che vedo nelle vetrine delle pasticcerie, avrei davanti a me un futuro da obeso (disse mentre sgranocchiava la costa di sedano che costituiva la sua cena).

Con lo stomaco impegnato nella laboriosa digestione della rosquilla, sono finalmente entrato nel Museo de la Real Academia de Bellas Artes de San Fernando (d’ora in poi RABASF), sul Calle Alcalà, che ogni mercoledì offre l’ingresso gratuito ai cittadini europei. Se a uno piacciono i ritratti e i paesaggi del ‘700, la RABASF può essere il posto giusto per fare “oh” ogni due metri. La collezione permanente però è striminzita e priva di grandi nomi, se escludiamo tredici bellissimi dipinti di Goya (che fu membro della RABASF), tra i quali il suo autoritratto più importante, il Funerale della sardina, il bellissimo ritratto della Tirana e la serie dei bambini che giocano. Il tutto si visita in non più di mezz’ora, a meno che uno non si attardi nella sala delle opere di Goya, inchiodato al pavimento e in preda a un attacco di commozione.

L’idea seguente era di visitare il Palacio Real, che pure è gratuito per i cittadini UE ogni mercoledì, però mi sono attardato a osservare il cambio della guardia, che non è esattamente come quello di Buckingham Palace, ma qualcosa di molto più pomposo, sfarzoso e divertente (e infatti è così elaborato che si tiene solo una volta alla settimana, di mercoledì a mezzogiorno). Va detto che i regnanti Juan Carlos e Sofia dispongono della Guardia Real più adorabilmente indisciplinata d’Europa. Schierate davanti al palazzo, le guardie ridevano, bisbigliavano, si scambianavno battute sulla gente radunata a guardare il cambio, e se si accorgevano che le stavi fotografando, ti facevano anche le smorfie (non vedo l’ora di pubblicare le bellissime foto che ho fatto loro, ma ci vorrà tempo, purtroppo).
Finito il cambio della guardia, durante il quale non è consentito l’ingresso nel palazzo, ovviamente la folla oceanica di turisti ha preso d’assalto l’ingresso formando una coda di una cinquantina di metri, perciò io me ne sono andato in giro ad aspettare che si smaltisse un po’ la faccenda.

Lì vicino, tra l’Opera e il Calle Mayor, ho trovato un negozio di dischi fornitissimo di merchandise metal, tra il quale anche magliette di gruppi brutal death metal con taglie per bambini piccoli. Una meraviglia. Però ho rinunciato a malapena a comprarne una dei Dissection o dei Cannibal Corpse per mia nipote, per evitare una degenerazione “manesca” del disappunto di mia sorella. Per i metallari neogenitori in ascolto, si sappia che aveva anche bodini degli Iron Maiden, dei Megadeth e dei Motorhead.

Ho pranzato nel Mercado de San Miguel, un mercatino coperto molto chic lungo Calle Mayor, e ho pranzato benissimo. Al bancone della pescheria hanno anche la cucina, e mi sono fatto fuori quattro pincho, che poi non sono altro che bruschette con sopra pesce freschissimo. Due euro e cinquanta l’una, ovvero niente, data la qualità del pesce. Le ho prese con alici marinate, con seppioline ai peperoni, con salmone e baccalà marinati e con tonno fresco.

Visto che la fila del Palacio Real non si smaltiva, me ne sono andato a visitare il quartiere posh di Salamanca, che è completamente diverso dal resto di Madrid: squadrato, pulito, con strade larghe e alberate e moltissimi negozi di lusso (tra cui una chicchissima pasticceria argentina in cui ho fatto scorta di dulce de leche). Sembra di cambiare città. Nel quartiere di Salamanca c’è anche l’ambasciata italiana, che chi sa per quale motivo è blindata e presidiata dalla polizia (che l’ossessione antiberlusconiana di El Pais stia fomentando l’antitalianismo tra gli spagnoli?!?). L’edificio che la ospita è un palazzetto neobarocco che sembra una specie di torta nuziale, ed è l’ambasciata italiana più pomposa e megalomane che io abbia mai visto. Devo però dire che in città c’è anche il più bell’Istituto Italiano di Cultura di tutta Europa, che occupa un palazzetto del ‘600 in pieno centro storico e visibilissimo lungo il Calle Mayor.

Di ritorno da Salamanca prendo la metro, un po’ perché sono davvero stanco, un po’ perché questo abbonamento settimanale devo pur sfruttarlo, visto che mi è costato più di ventitré euro. La metro di Madrid ha un reticolato molto londinese con stazioni molto parigine. Io ho l’ossessione delle metropolitane, e giudico una città anche e soprattutto in base alla capillarità e all’efficienza della sua rete di metropolitane. Madrid è promossa quasi a pieni voti. Se solo ci fossero più scale mobili in queste dannate stazioni, i cambi di treno sarebbero meno drammatici per chi è stanco di una giornata in giro.

Tornato davanti al Palacio Real devo constatare che la fila si è ridotta, ma è pur sempre lunga. Colpa dei controlli all’ingresso, che non servono a niente perché sono molto blandi, direi quasi pro forma, ma sono anche lenti e fanno perdere un sacco di tempo. E questo per quasi tutti i monumenti e i musei.
Comunque faccio la fila e entro.
La facciata del Palacio Real somiglia tantissimo alla Reggia di Caserta (ma quest’ultima è molto più bella, ovviamente… e ora se dico che il Palacio Real di Madrid è la Reggia di Caserta dei poveri qualcuno mi dirà che la cosa trasuda arroganza :-P).
In realtà la somiglianza non è casuale. I due edifici hanno poche decine di anni di differenza e condividono non solo la dinastia (i Borboni) sotto la quale furono costruiti, ma perfino il loro primo inquilino ufficiale, Carlo III di Borbone, che aveva commissionato a Vanvitelli la Reggia di Caserta ma ne usufruì per poco tempo perché poi lasciò il trono di Napoli per ascendere a quello di Spagna, andando quindi a risiedere nel Palacio Real, che pure era nuovo di zecca (voluto da Filippo V che però non riuscì a usufruirne).
Mi si perdoni l’attacco di sindrome da maestrina, ma la cosa andava spiegata.
Infatti anche gli interni del Palacio Real ricordano moltissimo non solo la Reggia di Caserta (c’è una versione più piccola del celebre scalone casertano) ma anche altre sedi napoletane dei Borboni. Anche qui c’è un salottino di porcellana come nella Reggia di Capodimonte, per esempio. Ed esattamente come la Reggia di Capodimonte, il Palacio Real ospita due ritratti di Carlo IV e sua moglie Maria Luisa eseguiti da Goya.
Il Palacio Real però non regge il paragone con quel capolavoro che è la Reggia di Caserta, soprattutto se vogliamo inserire nel confronto anche i giardini,  e viene naturale chiedersi cosa avrà provato Carlo III a doversi adattare in questa stamberga madrilena, lasciando a Caserta la residenza magnifica che lui aveva fortemente voluto.

Siccome sono entrato in argomento “Borboni – Spagna – Napoli”, devo assolutamente divagare un attimo sul pippone linguistico. Sto scoprendo giorno per giorno che sono tantissime le somiglianze lessicali tra spagnolo e napoletano. Oltre all’uso del verbo tenere al posto di avere, che racchiude in sé la summa delle influenze tra le due lingue, il patrimonio lessicale condiviso, e da cui è escluso l’italiano, è molto più vasto di quanto immaginassi.

Anche stasera sono stanco morto, ma uscirò. Ieri sera poi ho rinunciato alla tv e sono sprofondato immediatamente nel sonno. Dai commenti al post precente apprendo che sono scampato a Antonella Clerici. Non correrò lo stesso rischio stasera, quindi vado a farmi un giretto nella Chueca, anche se non credo che riuscirò a fare abbastanza tardi da vedere un po’ di movida. Qua escono dopo mezzanotte anche durante la settimana. Ma che cazzo, non lavora nessuno a Madrid?

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