Verso la fine del 2000 il direttore dell’ Avvenire avrebbe scelto come suo collaboratore un ragazzo che era ospite della Comunità incontro, il centro di recupero per ex tossicodipen­denti fondato da don Pierino Gelmini vicino ad Amelia, in Umbria. Era un modo per aiuta­re una persona in difficoltà a ri­costruirsi una nuova vita. Ma sa­rebbe stato proprio quel ragazzo a fare quelle telefonate insisten­ti alla signora di Terni che poi ha querelato per molestie il di­rettore dell’ Avvenire . Boffo avrebbe deciso di proteggere il ragazzo preferendo chiudere la vicenda nel più breve tempo possibile. E sarebbe stato que­sto a spingerlo a patteggiare da­vanti al giudice per l’udienza preliminare di Terni e pagare l’ammenda di 516 euro. Le telefonate insistenti, quindi, sarebbero partite dal cel­lulare di Boffo ma non sarebbe stato lui l’autore delle minacce, bensì il suo collaboratore, poi morto per overdose.

Qui l’intero articolo. Fa il paio con il monsignor Stenico che si fa venire le marchette direttamente in canonica e poi si para il culo dicendo che lo ha fatto “per smascherare i veri omosessuali nel tentativo di redimere le vittime e, soprattutto, per dare il proprio contributo contro la campagna montante sull’omosessualità dei preti nella Chiesa cattolica”.

Non c’è dubbio, in Vaticano debbono avere le ventose sui polpastrelli, tale è l’abilità di arrampicarsi sugli specchi.