Ho comprato un televisore di trentadue pollici.
Ora, chi mi conosce bene sa che io non ho mai amato quell’elettrodomestico, e se a Napoli ne possedevo uno o, meglio, se a Napoli ne avevo uno regalatomi dai miei, l’ho usato raramente, solo per vedere film su dvd, e solo finché non ho preso l’abitudine di vedere i film direttamente sullo schermo del computer, data la qualità e dato il divano proprio di fronte.
Da piccolo sono cresciuto lontano da quell’elettrodomestico, e non perché mi fosse vietato, ma perché da noi si passava parecchio tempo fuori casa, soprattutto nel fine settimana. Già alle elementari sperimentavo il disagio di non poter partecipare alle conversazioni su questo o quel personaggio televisivo che io non conoscevo.
Ancora oggi mi viene citato ogni tanto qualche personaggio passato in televisione, mi viene buttato lì con la sicumera che io lo conosca senza dubbio, e invece no. Credo che mi siano stati citati tutti i tristi figuri resi (in un certo senso) celebri da Amici, la trasmissione della De Filippi di cui non ho mai visto una sola puntata, e ogni volta è stato necessario spiegarmi chi fossero e per quale motivo fossero famosi.
Io so di passare per snob quando dico una cosa del genere, ma mi si creda, non è per snobismo che ho rifiutato l’uso di quell’elettrodomestico. È che non ho mai davvero avuto il tempo per guardarla, fatta eccezione per i pranzi e le cene dai miei, che ora non ne riescono più a fare a meno neanche quando magnano. In Italia la televisione è fatta al settanta per cento di merda inguardabile, e quindi uno non investe il suo tempo libero alla ricerca di quel trenta per cento di programmi interessanti.
Che non sono i telegiornali, sia ben chiaro, ché chiunque abbia una minima esperienza (all’estero, ovviamente) di informazione televisiva libera, oggettiva, seria e professionale, subisce un importante travaso di bile ogni volta che gli capita di vedere un telegiornale italiano, uno qualsiasi. Figurarsi quando becca Bruno Vespa.
Quindi ora sono entrato nel mondo della televisione. Almeno di quella tedesca, visto che il motivo principale dell’acquisto è stata la necessità di esercitare un po’ la mia comprensione della lingua (ma me la sto solo raccontando: al più presto comprerò un lettore dvd e finirò a vedere solo film in italiano o in inglese).
Il primo programma in cui sono incappato è Achtung Kontrolle! sul canale Kabel Eins, una specie di reality show al seguito di forze dell’ordine. Una roba molto soft, non certo inseguimenti o sparatorie, ma semplicemente una telecamera che segue vigili o polizia stradale mentre multano o fermano per controlli. Ieri una vigilessa multava un vecchietto zoppo (con contrassegno per disabile) che aveva parcheggiato davanti a un idrante per una decina di minuti, e mentre lo multava commentava con voce rotta dalla commozione che per lei è spiacevolissimo ma non può fare eccezioni. In questo momento invece un agente della polstrada tedesca sta battibbeccando con un camionista francese contestandogli una lieve ammaccatura su una fiancata che, secondo lui, sarebbe pericolosa (ma non mi meraviglio: la macchina di mio cognato a Wiesbaden non ha passato la revisione perché il liquido lavavetri era quasi finito). In tutto questo, gli spettatori possono ricorrere al celebre televoto per eleggere l’agente migliore.
Comunque sono ufficialmente un telespettatore tedesco da quattro giorni e non ho ancora visto:

  • Una tetta, un culo o una qualsiasi valletta o soubrette in abiti succinti, la qual cosa mi darebbe fastidio non per una questione morale, ma per la questione tutta italiana della mercificazione televisiva del corpo femminile (una cosa che ha avviato la carriera politica di un paio di baldracche, non dimentichiamolo mai).
  • Un talk show in cui la gente urla e turpiloquia.
  • Un servizio di telegiornale sull’ennesima enciclica o sull’ennesimo peto di Ratzinger. Mi sembra un sogno!

Ora vi lascio perché su RTL è cominciato Scuola di polizia doppiato in tedesco (addio uscita del venerdì sera).

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