Di donne col burqa in giro per l’Europa non ne ho mai viste. Spesso a Londra, e un paio di volte anche a Berlino, ho visto delle donne musulmane che indossavano il niqab, e mi sembravano un patetico ibrido tra la famosa mietitrice e un guerriero ninja.
Patetici niqab esattamente come patetici mi sono sempre sembrati gli inamovibili turbanti dei sikh o le pesanti palandrane degli ebrei ortodossi indossate anche sotto la calandrella agostana, come pure tutte le limitazioni gastronomiche imposte da questo o quel libro sacro e, dulcis in fundo, il consumismo delle festività cristiane, che in un certo senso è diventato un’imposizione, e quindi è una limitazione.
Quando la religione influisce così minuziosamente, per non dire gratuitamente, sulla vita di tutti i giorni, regolandone i più piccoli aspetti, purtroppo non posso fare altro che ravvisarvi una grande pateticità. Soprattutto mi sembra un’offesa alla dignità umana il fatto che qualcuno possa credere nell’esistenza di un ente divino supremo che si aspetta tale serie di stronzate dagli uomini e dalle donne.
Detto questo, credo anche che ogni uomo e ogni donna debbano essere liberi di conciarsi come guerrieri ninja, rifiutarsi di mangiare del maiale, fustigarsi, tagliuzzarsi e fare quello che gli pare per compiacere alla divinità in cui credono, sempre che lo facciano in piena libertà da qualsiasi condizionamento e nel rispetto del prossimo.
Vietare il burqa in Francia, pur con l’intento di prendersi cura di una supposta minoranza discriminata, serve solo a creare l’ennesima minoranza discriminata.
Piuttosto il compito dello stato dovrebbe essere quello di creare i presupposti culturali perché certe scelte avvengano senza condizionamenti e con il maggior spirito critico, e soprattutto quello di impedire di essere fagocitato esso stesso da tali fondamentalismi. Insomma, è la famosa laicità che il Vaticano sta tentando da anni di far passare per cristianofobia ma che è solo il rispetto che le istituzioni pubbliche devono a se stesse facendo applicare regole e leggi senza deroghe religiose.
Se ti fai una foto tessera per il passaporto, devi toglierti il velo. Se vuoi passare per il controllo all’aeroporto, devi toglierti il turbante sikh. Se sei musulmano e non vuoi spostare casse di alcolici, cambi lavoro. Se ti sei aperto una fottuta farmacia, devi vendere anche la pillola del giorno dopo. Lo stato non deve curarsi di tali paturnie e idiosincrasie religiose e deve guardarsi bene dal tutelarle, ma non deve neanche vietarle quando riguardano solo ed esclusivamente la vita privata delle persone. Questa è l’idea che ho di società laica.

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