'O rrevuoto (Napoli Pride 2009)

Ieri, 30 maggio, c’è stato il Gay Pride a Napoli.

Il precedente (e fino a ieri unico) gay pride napoletano si tenne nel 1996. In questi tredici anni credo che Napoli sia stata l’unica città europea occidentale al di sopra del milione di abitanti senza l’appuntamento annuale del gay pride. Terrificante se si considera che l’area urbana di Napoli conta più di tre milioni di abitanti.

Il Napoli Pride 2009 è stato poco pubblicizzato. Io stesso non ne ho saputo quasi nulla fino a due mesi fa, quando ho scoperto che si sarebbe tenuto proprio durante le mie ferie già programmate per Napoli.

È partito da piazza Bellini, come da tradizione dei gay pride, che devono almeno lambire i quartieri gay. Non che piazza Bellini costituisca il quartiere gay di Napoli (sarebbe chiedere troppo), ma è un noto punto di ritrovo serale della Napoli gaya, in verità sempre meno affollato da qualche anno a questa parte.

Il percorso è stato estremamente breve e preparato male (lungo via Pessina il traffico è stato bloccato solo in un senso). È terminato in piazza del Gesù dopo una lunga sosta in piazza Matteotti per evitare di scontrarsi con l’uscita dalla messa della chiesa del Gesù Nuovo (ma sarebbe stato interessante coinvolgere i Gesuiti, volenti o nolenti, nei festeggiamenti). Da notare che, mentre il Genova Pride è stato spostato ad altra data per non farlo coincidere con la processione del Corpus Domini, il Napoli Pride si è svolto in contemporanea con il sacrosanto pellegrinaggio a piedi da Napoli a Pompei.

La città… Si vedeva che Napoli non era preparata. I passanti ai margini del percorso erano sorpresi. Qualcuno partecipava, ma molti erano visibilmente disorientati.

È stato il gay pride più divertente a cui io abbia mai partecipato, ma è stato anche quello più sobrio. Per meglio dire: è stato quello più consono ai dettami che da ovunque vengono vomitati continuamente per deprecare i gay pride, quello più inattaccabile da coloro che amano affermare che “noialtri mica andiamo sbandierando con orgoglio la nostra eterosessualità” (e nonostante questo qualche critica destrorsa è piovuta). Avrei voluto vedere più transessuali. Napoli è la città delle trans, la comunità trans di Napoli è un patrimonio culturale unico al mondo, oltre che storico.  Si è parlato di diritti di tutti, anche delle persone transessuali, ma queste dove erano?

Il calore umano è stato unico e indescrivibile. Non più di tremila partecipanti, ma un’atmosfera che neanche al pride di Berlino nel 2003 con settecentomila persone (figurarsi poi il pride di Francoforte dell’anno scorso con quattro orsi in lederhosen e una manciata di drag orrende). Qua a Napoli ci stava la creme dei femminielli popolani, che hanno dato un tocco neorealista all’atmosfera di rivalsa della manifestazione. Qualcuno alle mie spalle, all’altezza di piazza Carità, ha commentato dicendo: ua’, ‘o rrevuoto, stammo arrevutanno Napule. Una rivoluzione. Ed è stato commovente interpretarlo come la speranza di una piccola catarsi per l’intera città.

In ultimo, l’amarezza delle assenze. Dei politici (presenti solo Paola Concia, Paolo Ferrero e Imma Battaglia), ma anche di innumerevoli frocie napoletane di mia conoscenza che amano sentirsi emancipate e libere solo il sabato sera nel chiuso di una discotega gay. La possibilità di essere messi a fuoco dalla telecamera di un telegiornale regionale o dall’obiettivo di un fotografo ha causato più defezioni di quanto avrebbe fatto una minaccia di attentato bombarolo sulla manifestazione. L’incredibile storia dei pochi che si espongono per la libertà dei molti altri si ripete all’infinito.

E ora la speranza che il pride nazionale del 2010 si tenga a Napoli.

Qui ci sono le mie foto del Napoli Pride 2009.

Qui invece un pool di Flickr dove pubblicare le foto del Napoli Pride 2009.

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