Queste statistiche non mi riguardano, siccome non sono iscritto all’AIRE (l’iscrizione all’AIRE al momento non mi procurerebbe alcun vantaggio, anzi comporterebbe una serie di complicazioni), e quindi, a causa di una mancanza di comunicazione tra le due burocrazie, per la Germania risulto residente qui, mentre l’anagrafe di Napoli ignora questo trasferimento.
Vorrei però sottolineare un aspetto a cui quell’articolo allude solo vagamente: l’Europa è piena di sudamericani, soprattutto argentini, che vi risiedono grazie alla cittadinanza italiana ottenuta in quel modo, in virtù di un nonno italiano che loro magari neanche hanno conosciuto (e in Argentina, dove risiedono mezzo milione di cittadini italiani, chiunque potrebbe vantare almeno un parente di secondo grado italiano). Gente che non parla italiano, che non vive in Italia, che non si sente italiana, che non è mai stata in Italia e che dell’Italia non conosce quasi niente, o almeno ne sa quanto un qualsiasi altro straniero. Gente che ha chiesto e ottenuto la cittadinanza italiana non per ristabilire un legame anagrafico con l’Italia, ma per fini personali che con l’Italia non hanno nulla a che vedere.
Gente dotata di tessera elettorale per il parlamento italiano, insomma.
Io credo che la stragrande maggioranza di loro non si prenda il disturbo di andare al consolato italiano in occasione delle elezioni politiche. Magari quando ricevono l’avviso a casa non lo capiscono nemmeno, perché scritto in Italiano. Ma il solo fatto che siano in grado di votare per il parlamento italiano mi sembra un buon motivo per rivedere quella legge.
Per intenderci: dipendesse da me, tutti gli immigrati in Italia otterrebbero immediatamente la cittadinanza, parentele o non parentele. Ma se un sudamericano che non ha alcun legame con l’Italia può votare per il parlamento, tanto vale estendere il diritto di voto a qualsiasi essere umano sulla faccia della terra.

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