Ho conosciuto un bel po’ di frocetti francofortesi sedicenti italiani. È che fanno gruppo, e conosciutone uno, si tira dietro gli altri.
Sono tutti nati qui da genitori italiani. Qualcuno di loro ha alle spalle una manciata di anni infantili trascorsi in Italia, perché gli immigrati italiani tendono sempre a tornare, e qualche volta riescono a farlo, trascinandosi i figlioletti mezzi germanofoni nei loro paesini originari del Sud. Salvo poi realizzare la cazzata fatta, e tornarsene dopo qualche anno tra le braccia economicamente forti e protettive di Mamma Bundesrepublik.
La maggior parte di loro, invece, non parla neanche un po’ di italiano. Lo capiscono perchè lo parlano i loro genitori, ma quando si lanciano a parlarlo fanno i salti mortali per mettere insieme due parole.
Per me sono tedeschi, ma guai a dirgli “voi tedeschi”, perchè loro si ritengono italiani, e burocraticamente hanno pure ragione, giacché sono provvisti di italico passaporto, ma rimane il fatto che hanno la mia età e non sanno chi sia Alberto Sordi né Pippo Baudo, non hanno mai visto una puntata dei Ragazzi della Terza C, nessuna trasmissione è mai stata annunciata loro da Nicoletta Orsomando, e alle elementari non hanno mai visto la foto di Pertini pendere sul muro alle spalle della maestra, nei bei tempi in cui il Presidente della Repubblica era più importante del crocifisso. Quindi no, non sono italiani. Ma guai a dirglielo.
L’ultimo, nato e vissuto a Mainz da genitori napoletani, mi fa: di napoletani puri a Mainz ci siamo solo io e la mia famiglia, gli altri vengono dalla provincia.
Solo che me lo ha detto in tedesco.

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